sabato, 31 ottobre 2009
Ritorno così

Si tratta di  depressione, non grave perché la tengo a bada standoci, ascoltandola quel tanto che basta per non farla diventare patologia.
Agli occhi di chi non è scienziato e non intende ridurre la biografia di un essere umano alla biologia, pur onorando i diritti della biologia, la condizione depressiva si lascia riconoscere non solo ma anche dal formarsi di  uno iato più o meno consistente tra il dire e il fare, il volere e l'agire; in termini morali si potrebbe dire tra promessa e mantenimento della stessa, prima di tutti, - e qui il dolore -  delle promesse fatte a se stessi.
Insomma, il depresso - lo ripeto, visto da una prospettiva umanistica - vive per un periodo di tempo più o meno lungo uno stato in cui espressioni come "adesso faccio questo, ora mi reco a , scrivo a , compero questa cosa, completo questo saggio che stavo scrivendo , rispondo alle mail , telefono a .." etc etc, si irrigidiscono e si bloccano nello spazio della pura intenzionalità senza uscire fuori a  toccare terra per  farsi corpo, azione compiuta , bene o male che sia compiuta,  non è questo il punto; infatti neanche sbaglia il depresso, semplicemente perché non erra tra le cose della vita verso le quali sospende la tensione. Il nodo della depressione  sta in questa perdita della tensione....ma qui il discorso si farebbe troppo complicato. Basta dire che il depresso consapevole  sta più che esistere , si mette in economia rispetto alle tensioni che lo spingono ad agire, congela la forza vitale del desiderio e della passione nel dogmatico e astratto proponimento oppure nell'altrettanto, seppur diversamente, statico automatismo dei bisogni. 
Così si tradisce, tradisce la sua spiritualità , che non è altro che il fascio tensionale che ci spinge verso altri ed Altro (si punisce?) ; di conseguenza il depresso  tradisce anche gli altri ...

Così la vedo io, così mi vedo io . Infatti questo racconto ,"di ritorno" , non ha altra pretesa che raccontare un'esperienza di ascolto in diretta e in tempo reale, più o meno dallo scorso mese di maggio, di uno stato che definisco deppressivo. 
Sega mentale? estenuante senso di sé? narcisismo ferito? nossignori, credo che questa attenzione tanto costante quanto faticosa sia stata , al contrario, l'unico modo  di  contenere  la mia condizione  al di qua della patologia, dove si sarebbe oggettivata e  io stessa l'avrei "rappresentata" come malattia: quando ci si rappresenta piuttosto che viversi ci si perde:  non sempre la via della medicalizzazione è quella giusta, molto spesso è umanamente più efficace prendersi cura di sé.


Questo per dire che mi sono distaccata da questo e altri luoghi di affetti veri e profondi per non distaccarmi da me stessa e, allora si, ammalarmi davvero: ho frequentato gli spazi della doverosità (il lavoro) e della  estraneità leggera (i passaggi leggeri in facebook ad esempio, con il suo estraniante gioco Pet Society...lo consiglio ai depressi consapevoli..)
Questo posto infatti, multiversum, non è un altrove per me:  qui è inciso, nero su bianco, tanto forse troppo di me,  di me come ero e di me come riuscirò a sentire - spero presto -  di essere ancora; qui è scolpita l'immagine di tanti volti , voci, sentimenti, emozioni , parole, di persone che mi sono care .
Proprio per questo, perché multiversum non è un luogo che riposa nell'ordine dei bisogni né del lavoro quotidiano né tantomeno del mero proponimento, l'ho portato via con me, sottraendolo agli amici passanti,  nella dimensione di economia e di silenzio che ho appena descritto, che assomiglia ad un fermo biologico in versione biografica: comunque sia  è pausa che non so dire quanto durerà.
In compenso ho imparato a vivere la "pausalità",  a vivere decostruita e non strutturata , neanche in attesa di una nuova forma ma proprio  "s-formata" per dir così...
e ho  scoperto che ciò che troppo frettolosamente chiamavo "tirare a campare"  forse non è un modo d'essere da disprezzare, non è sopravvivenza nuda e cruda priva di qualità, piuttosto da natura animale che sociale; forse, questo mi pare di intravvedere,  è un  modo differente ma non meno consistente di abitare la propria vita quando è questo che gli eventi richiedono.
E se è così, se è un modo di rispondere ad eventi reali, allora non manca di responsabilità, e, benché sia una condizione un po' modesta, chiusa, in certi momenti rattrappita e raggomitolata in se stessa, come fossi un gatto, a volte micioso a volte felino, tuttavia  riverbera veracità.
E per chi come me non osa , men che mai ora, pronunciare la parola verità , credetemi  questa veracità non è poco.

 
 
  
postato da: multiversum alle ore 12:11 | Permalink | commenti (9)
Commenti
#1    31 Ottobre 2009 - 12:49
 
Un abbraccio, cara Leti.
Ardovig
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#2    31 Ottobre 2009 - 15:01
 
ciao Arnaldo, grazie per la tua mail, spero tu ti sia ripreso dall'infortunio un abbraccio a te :)))
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#3    31 Ottobre 2009 - 20:27
 
Ho letto ogni cosa due volte, con le diverse modulazioni dell'affetto: il timore quasi di non afferrare tutte le sfumature di questa pagina così densa e umana, così limpida e onesta,   la preoccupazione per lo star male   pregresso, il rispetto per  ogni fase che ha scandito e scandisce la pausalità, il piacere per il ritorno delle parole, di queste parole che sanno far da specchio a chi le legge.

Su tutto prevale una gratitudine immensa, amica cara.

Un abbraccio.
z.
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#4    01 Novembre 2009 - 22:29
 
" ...ti lascio un saluto ventoso, di quando è talmente ventoso che non muove nemmeno una foglia..."

un abbraccio, amica cara
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#5    02 Novembre 2009 - 20:39
 

La condizione che tu evochi è seria e dolorosa. Ma già leggerti è segno di  speranza. E così ti scorgo lassù, che torni dal tuo viaggio in mongolfiera, un viaggio scomodo, insicuro , in balia dei venti imprevedibili.


Ma come ogni viaggio, anche questo ti avrà lasciato, quando ritoccherai terra, qualcosa di nuovo.

E potrai startene in panciolle, come Redenta a guardare e sentire la vita che ti scorre addosso, ma con un bel casco a proteggerti la testa.



Te lo auguro di cuore.
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#6    03 Novembre 2009 - 12:48
 
Dante ci ha chiuso un canto del purgatorio con una cosa così. Non ti dico quale, vediamo se indovini.
Quasi quasi uno di questi giorni ci scrivo un post.
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#7    06 Novembre 2009 - 15:22
 
grazie amiche-amici !
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#8    07 Novembre 2009 - 06:30
 
:-) ciao cara amica :-)
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#9    07 Novembre 2009 - 15:24
 
...:)))))
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Commenti

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