mercoledì, 14 gennaio 2009
Proseguendo il post precedente, soprattutto la traccia disegnata dai commenti, appoggio qui rapidamente un passaggio che fotografa alla perfezione il mio punto di vista (spero non solo il mio) riguardo al "pasticciaccio" ideologico, non a caso posto in essere dai linguaggi, manipolitori e aberranti, di certa stampa, dei media, dei factotum della politica di Stato e di quella ecclesiastica e, purtroppo, anche da certa intellighentia scolastica e/o accademica e via dicendo...
pasticciata è la concettualità oppositiva e conflittuale, messa in circolazione per distinguere visioni del mondo differenti ma non incompatibili,  la visione del mondo religiosa e quella laica
pasticciato, rozzo e incolto è l'uso inflazionato della parola relativismo
pasticciata è l'equivalenza implicita tra credente e cattolico
pasticciata, insomma, è tutta quella costellazione che accompagna categorie  politiche che stanno rapidamente sostituendo, a causa del mutamento globale in atto, le categorie tradizionali, prive ormai di ogni drammaticità, "destra" e "sinistra".
   
Ecco qua la citazione :
"Ciò che non mi piace di ogni religione è la pretesa di parlare di cose che non si sanno, come se essa invee le sapesse (di quale sia, ad esempio, la volontà di Dio) . Ciò che non mi piace della mentalità laicista [ e .scientista..n.d.r] è la sua propensione a limitarsi alle cose che si sanno o che si possono sapere, come se queste fossero, in quanto "visibili", più rilevanti dell'"invisibile". Eppure è il mistero a dare respiro alla conoscenza, a farla lievitare nelle più mirabili costruzioni della cultura"
(Stefano Levi della Torre, Essere fuori luogo )

Insomma non mi piace affatto - questa sono io - che da parte religiosa e da parte laica  - alla faccia delle opposizioni!!...- si faccia piazza pulita dell'inspiegabile, finendo così per cancellare proprio quel costrutto originario costituito dal limite umano, a finitezza, sul quale ragione e fede hanno cresciuto e alimentato l'intero edificio della tradizione occidentale.
Vedete, è proprio spacciando, con mezzi sempre più raffinati in quantità e qualità, queste radicate complicità  per opposizioni conflittuali,  che l'"Impero" continua a dormire i sonni tranquilli del suo plurisecolare dominio...
noi un po' meno
       
postato da: multiversum alle ore 16:53 | Permalink | commenti (8)
Commenti
#1    14 Gennaio 2009 - 17:02
 
"Molti credenti sembrano ritenere che sia compito degli scettici confutare i dogmi vigenti anziché compito dei credenti dimostrare la verità di ciò in cui credono. È un errore, naturalmente. Se sostenessi che esiste tra la Terra e Marte una teiera di porcellana che gira intorno al sole con orbita ellittica, nessuno potrebbe confutare la mia asserzione, purché fossi abbastanza prudente da specificare che la teiera è troppo piccola per essere individuata dai più potenti telescopi terrestri. Ma se aggiungessi che, siccome la mia asserzione non può essere confutata, è un'intollerabile presunzione della ragione dubitare dell'esistenza della teiera, si avrebbe motivo di ritenere il mio discorso sciocco. Se però la storia della teiera comparisse in antichi testi, se ogni domenica venisse definita dal pulpito una verità sacra e se a scuola fosse insegnata ai bambini, non credervi diverrebbe segno di eccentricità e lo scettico sarebbe mandato dallo psichiatra in un'epoca illuminata e dall'inquisitore in un'epoca più oscura."
(Bertrand Russell)
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#2    14 Gennaio 2009 - 17:04
 
(più veloce della luce...;)
sono d'accordo
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#3    14 Gennaio 2009 - 19:15
 
non esiste l'inspiegabile, esiste l'inspiegato.

non c'è alcun modo per stabilire a priori che qualcosa che viene visto, osservato, o in generale "percepito" (nel senso più vasto del termine) non sarà mai spiegabile.

come d'altra parte non c'è alcun motivo di ritenere che necessariamente sarà prima o poi spiegato.

interrogarsi su qualcosa e chiedersi se sia spiegabile o no è un problema concettualmente mal posto. è come legare e bendare qualcuno e chiedergli "quante dita sono queste?"

cosi' come la storia della teiera :) se una teiera non puo' essere identificata in nessun modo, se non ha nessuna evidenza, se non perturba in nessun modo il moto dei pianeti cui passa accanto, se non riflette nessun segnale (elettromagnetico, acustico etc.), se non cambia nemmeno l'oroscopo, allora la teiera concettualmente non esiste.

so di stare un po' provocando (ma mica troppo, neh?). pero' attenzione, cari lettori della leti e (eventualmente) di questa rispostina, a bollare troppo in fretta questa posizione come scientista, materialista eccetera. non lo è affatto. è piuttosto motivata da un principio di "umiltà"....

(a proposito, buon anno :))
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#4    14 Gennaio 2009 - 20:27
 
Russel dimostra che la differenza fra l'esistenza di Dio e quella di una Teiera Celeste sta solo nel numero delle persone disposte a crederne l'esistenza.
E che la disparità di questo numero non modifica dal punto di vista logico l'onere della prova.
Non si può dimostrare la non esistenza di Dio perchè semplicemente non è possibile dimostrare in maniera incontrovertibile la non esistenza di niente.
Ma l'onere della prova deve essere a carico di chi afferma, non di chi nega.
Se io dico che esiste un essere chiamato Piripacchio e che se lo preghi ti guarisce dalla pertosse sta a me provarne l'esistenza, non a chi la nega provarne l'inesistenza.
Ecco perchè il discorso probabilistico dell'agnostico non può essere preso in considerazione, perchè l'importante non è se Dio o la Teiera Celeste o il Piripacchio siano confutabili (non lo sono), ma se siano probabili.
E la cosa cambia radicalmente.
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#5    14 Gennaio 2009 - 21:11
 
Vedo nuove guerre di religione. "In principio l'Eterno creò i cieli e la terra", Genesi:1:1 . Dio, almeno nella concezione ebraico-cristiana non èdimostrabile, altrimenti non si parlerebbe di fede.
L'ateo è libero di non credere.
Ardovig
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#6    14 Gennaio 2009 - 23:43
 
e' il riconoscersi solo per (false o presunte) opposizioni o per opportunistiche equivqlenze a rendere sempre più stretta la striscia di terra (Gaza docet) dove le idee si incontrano e si lasciano reciprocamente contaminare.

Nell'inflazionato ricorso all'eco o alla negazione, è il dialogo, quello che sa cambiare emittente e destinatario, ad essere in esilio.

un abbraccio, amica cara.
e un saluto a tutti i passanti.

son giorni di lontananza non voluta:)
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#7    14 Gennaio 2009 - 23:44
 
equivalenze, sorry
:)))
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#8    15 Gennaio 2009 - 13:52
 
oh... ma io non posso che ringraziare per queste "provocazioni" (peraltro gli argomenti che ho buttato là lo sono , in quanto tali e in quanto attualità scottante...)
Dunque grazie a tutti :))
Non vedo punti di forte disaccordo d'altra parte, bensì un gioco di prospettive, che crea piacevoli differenze; la mia , l'ho già detto, è un'ottica che tenta, a volte riuscendoci a volte no, di osservare gli eventi a partire dalla relazione, evitando la forza di attrazione esercitata da un polo o dall'altro: "laicamente" per l'appunto..
"Inspiegabile" o "inspiegato" che sia meglio dire, ciò che intendo sottolineare è che tutto ciò che inerisce le potenzialità umane, il conoscere, l'agire, il sapere, l'abitare ha la marca della provvisorietà, che non è solo ars dubitandi a anche ars desiderandi: nella transitorietà, che è sempre erranza nel doppio senso dell'errore e dell'errare, tutto è suscettibile di diventare altro, altrimenti, altrove, creando l'aperto delle ambivalenze non il chiuso delle antinomie.
Un caro saluto :))


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