martedì, 27 gennaio 2009

 

Che il giorno della memoria non sia la memoria di un giorno
ma traccia di parole altre, altrimenti significanti
e sia sguardo puntato sul presente
e respiro di voce,
voce che urla:
"giù le mani dalla storia!


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domenica, 25 gennaio 2009
Sua Santità, quanta tolleranza....mi rallegro

A dire il vero, sono senza parole di fronte al  trattamento del crimine di "stupro" che fa  il capo del governo italiano e al trattamento dell'oltraggio alla verità  e al diritto alla storia che fa il capo della chiesa cattolica apostolica romana, perdonando la menzogna revisionista 

almeno il primo non è mai stato un campione di etica della responsabilità né di morale della castità
ma l'altro, si l'altro, il grande inquisitore delle "opinioni personali", il crociato della  verità una e assoluta, l'intellettuale che sa di teofilosofia...

giorni fa proprio in questo blog auspicavo che Sua Santità si occupasse meno della nascita e della morte e  istruisse un tot i suoi fedeli, magari solo una domenica al mese  a targhe alterne, sul mestiere di vivere, chessò con qualche suggerimento sulla dignità delle persone, sulla fratellanza tra i popoli ....
vedete, vedete come ha risposto all'appello e quanta tolleranza ha mostrato in favore della Fraternità di San Pio X.  Che svista! 

Sua Santità, dato che lei è in youtube e, come immagino, in facebook , se per caso passa di qui, legga bene, la prego ...  
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venerdì, 16 gennaio 2009
Avrei voluto essere scrittore, io scrivente e narrante la mia esperienza.
Lo so da anni questo e per molto tempo ho vissuto con disagio l'assenza di realizzazione di questo desiderio ...come di altri, del resto.

Oggi che vivo e sento diversamente, mi dico che, tuttavia, scrivere ho scritto senza essere scrittore; è qualcosa. 
Ho commentato, commenti e chiose mobili, discordanti, ipotesi sollecitanti, come se l'importante per me fosse aprire al movimento semantico il già detto e scritto da altri , sottolinearne le dimensioni, facendone passaggi, cammini possibili.
Non ho creato nulla, nulla risolto, non ho proposto, asserito, definito...
ho invece reso errante e provvisorio lo stabilmente definito, cercando, a modo mio, di ampliare propositi e intenzioni, irrobustendo o alleggerendo; di battere e levare, per dir così, e movimentare , dislocare; mi è parso di proteggere scritture di altri dalla fissità del già  compiuto, dalla morte, dunque, di ciò che è compiutamente finito.

Ho scritto. Gravitando intorno a scritture altre e altrui - il cui centro di gravità forse è la Scrittura, la prima... -  scostandomi solo poche volte dalla mia stessa lingua, quasi a proteggerle dalle influenze di altre storie e geografie, di idiomi differenti, pure ho scritto.
Non sento più il mio desiderio sconfitto: chi commenta, questo credo di aver ultimamente compreso, non  lo fa per povertà di idee e di pensiero  ma per via di una  differente natura e destinazione. C'è il pensiero che crea e, allontanandosi dal nascosto,  si rivela fino al  incarnare l'opera, l'opera che, nella sua evidenza e concretezza, dura;  ma che, per poter durare, ha bisogno di un pensiero di altra natura; non tanto  di quello che interpreta - interpretare è più scpesso di quanto non si pensi, ri-significare, dirigere, trascinare nella propria orbita scrittura e significati, perciò esaurirli - ma che la commenti, appunto, dentro una sorta di tacito patto di fedeltà, in amicizia con testo e scrittura.
Il commento non sfida bensì protegge e così fa durare l'opera, restituendole la mobilità e la tensione, contenute nel primo e originale atto del creare...
Sono modi del pensare ma anche modi di essere l'io scrivente-creatore e l'io scrivente-commentatore o chiosatore: l'uno ha sempre in mano la penna, l'altro la matita...
E, in fondo, che non si affrettino a distinguersi ma si frequentino di più  è un bene poiché  la loro prossimità sta a dire che la scrittura è valore di riferimento per ognuno ma monopolio di nessuno, è sforzo di adesione con e senza contatto, è passaggio  lineare  e attraversamento, metamorfosi quotidiana di ogni punto esclamativo in un punto interrogativo. 
     
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mercoledì, 14 gennaio 2009
Proseguendo il post precedente, soprattutto la traccia disegnata dai commenti, appoggio qui rapidamente un passaggio che fotografa alla perfezione il mio punto di vista (spero non solo il mio) riguardo al "pasticciaccio" ideologico, non a caso posto in essere dai linguaggi, manipolitori e aberranti, di certa stampa, dei media, dei factotum della politica di Stato e di quella ecclesiastica e, purtroppo, anche da certa intellighentia scolastica e/o accademica e via dicendo...
pasticciata è la concettualità oppositiva e conflittuale, messa in circolazione per distinguere visioni del mondo differenti ma non incompatibili,  la visione del mondo religiosa e quella laica
pasticciato, rozzo e incolto è l'uso inflazionato della parola relativismo
pasticciata è l'equivalenza implicita tra credente e cattolico
pasticciata, insomma, è tutta quella costellazione che accompagna categorie  politiche che stanno rapidamente sostituendo, a causa del mutamento globale in atto, le categorie tradizionali, prive ormai di ogni drammaticità, "destra" e "sinistra".
   
Ecco qua la citazione :
"Ciò che non mi piace di ogni religione è la pretesa di parlare di cose che non si sanno, come se essa invee le sapesse (di quale sia, ad esempio, la volontà di Dio) . Ciò che non mi piace della mentalità laicista [ e .scientista..n.d.r] è la sua propensione a limitarsi alle cose che si sanno o che si possono sapere, come se queste fossero, in quanto "visibili", più rilevanti dell'"invisibile". Eppure è il mistero a dare respiro alla conoscenza, a farla lievitare nelle più mirabili costruzioni della cultura"
(Stefano Levi della Torre, Essere fuori luogo )

Insomma non mi piace affatto - questa sono io - che da parte religiosa e da parte laica  - alla faccia delle opposizioni!!...- si faccia piazza pulita dell'inspiegabile, finendo così per cancellare proprio quel costrutto originario costituito dal limite umano, a finitezza, sul quale ragione e fede hanno cresciuto e alimentato l'intero edificio della tradizione occidentale.
Vedete, è proprio spacciando, con mezzi sempre più raffinati in quantità e qualità, queste radicate complicità  per opposizioni conflittuali,  che l'"Impero" continua a dormire i sonni tranquilli del suo plurisecolare dominio...
noi un po' meno
       
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martedì, 06 gennaio 2009

"Gli Europei benpensanti, gli europei di sinistra, gli intellettuali europei, come è noto, hanno sempre bisogno di sapere per prima cosa chi sono i "buoni " e chi i "cattivi"[...]. Ora, a proposito del Vietnam era molto facile, sapevamo perfettamente che il popolo vietnamita era la vittima e gli americani erano i cattivi. Per l'apartheid era facile [...]

Quando invece si arriva alle radici del conflitto arabo-israeliano e, in particolare, ai conflitti israelo-palestinesi, le cose non sono così semplici. E temo che non le renderò più facili dicendovi: questi sono gli angeli, questi i demoni, non dovete fare altro che sostenere i primi e il bene prevarrà sul male [...]
Non è così semplice perché il conflitto israelo-palestinese non è un film western. Non è una lotta tra bene e male, la considero piuttosto come una tragedia antica, nell'accezione più precisa che la parola assume: lo scontro fra un diritto e l'altro, fra una rivendicazione profonda, pregnante, convincente e un'altra assai diversa ma non meno convincente, pregnante , non meno umana.
I palestinesi sono in Palestina perché la Palestina è la patria, l'unica patria del popolo palestinese. Allo steso modo in cui l'Olanda è la patria degli olandesi o la Svezia degli svedesi. Gli ebrei israeliani sono in Israele perchè non esiste altro paese al mondo che gli ebrei in quanto popolo, in quanto nazione, abbiano mai potuto chiamare "casa"[...]
Stranamente il popolo ebraico è come se avesse un'esperienza storica parallela a quella del popolo palestinese: gli Ebrei sono stati espulsi dall'Europa [...] così come i palestinesi sono stati cacciati dapprima dalla Palestina e poi da quasi tutti i paesi arabi.
Quando mio padre era ragazzino in polonia le vie d'Europa erano coperte di scritte quali "Ebrei, andatevene in Palestina!". Quando mio padre è tornato in Europa, circa cinquant'nni dopo, i muri erano coperti di "Ebrei, fuori dalla  Palestina! "[ ...]
I palestinesi vogliono la terra che chiamano Palestina. La vogliono per delle ragioni stringenti. Gli ebrei israeliani vogliono esattamente la stessa terra esattamente per le stesse ragioni, il che garantisce una perfetta comprensione fra le parti e dà la misura di una terribile tragedia [...]
Ciò di cui abbiamo bisogno è un doloroso "compromesso"; la parola compromesso gode di una terrificante reputazione nella società europea [...]
Nel mio mondo la parola compromesso è sinonimo di vita. E dove c'è vita ci sono compromessi. Il contrario di compromesso non è integrità e nemmeno idealismo e nemmeno determinazione o devozione.
Il contrario di compromesso è fanatismo e morte "

(Amos Oz, Contro il fanatismo, tr.it. di Elena Loewenthal, Feltrinelli, Milano 2004)


Vedete, è un brano davvero molto lungo, mi scuso di questo...

per me, però, è stato importante averlo letto, e credo sia importante che siamo in tanti a leggerlo o rileggerlo in questi giorni difficili e macchiati di sangue.
Non perché sia assolutamente vero-giusto-buono quel che vi si dice ma perché nella riflessione di Oz c'è un insegnamento che va ben oltre questi giorni e il loro sangue:  saper guardare le cose da due lati, senza ridurre la dimensione del vero, come sempre facciamo noi Europei, colti, benpensanti, intellettuali di sinistra, cattolici - per questo la parola compromesso ci suona così terrificante..- ad un solo lato, quello che più risuona con il nostro, con il proprio univoco lato, interpretato o anche solo immaginato come universale.
In questo conflitto israelo-palestinese, che dura da così tanto tempo da apparire come irriducibile inesplicabilità leggendaria dentro una storia prevalentemente spiegabile e, nel complesso, ricostruibile in forme razionalmente comprensibili, potremmo cogliere la grande occasione - benché tragica - di fare silenzio delle chiacchiere, dei fraintendimenti, delle manipolazioni e propagande politiche e ecclesiastiche; e cominciare, piuttosto, a fare una sana ginnastica posturale che permetta a qualche agile ingegno di intuire  un passaggio sensato da "questo lato" all'"altro lato". 
Ne ho in mente un paio di personaggi fisicamente agili e  intellettualmente acuti (perciò pochissimo amati dai più ). Idealmente, almeno, vedrei il contributo di un terzo...
se solo smettesse di preoccuparsi, urbi et orbi, di nascita e di morte e parlasse di vita e di tutela della dignità dei viventi. Temo che sia speranza vana 

 
postato da: multiversum alle ore 18:30 | Permalink | commenti (9)
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