"Gli Europei benpensanti, gli europei di sinistra, gli intellettuali europei, come è noto, hanno sempre bisogno di sapere per prima cosa chi sono i "buoni " e chi i "cattivi"[...]. Ora, a proposito del Vietnam era molto facile, sapevamo perfettamente che il popolo vietnamita era la vittima e gli americani erano i cattivi. Per l'apartheid era facile [...]
Quando invece si arriva alle radici del conflitto arabo-israeliano e, in particolare, ai conflitti israelo-palestinesi, le cose non sono così semplici. E temo che non le renderò più facili dicendovi: questi sono gli angeli, questi i demoni, non dovete fare altro che sostenere i primi e il bene prevarrà sul male [...]
Non è così semplice perché il conflitto israelo-palestinese non è un film western. Non è una lotta tra bene e male, la considero piuttosto come una tragedia antica, nell'accezione più precisa che la parola assume: lo scontro fra un diritto e l'altro, fra una rivendicazione profonda, pregnante, convincente e un'altra assai diversa ma non meno convincente, pregnante , non meno umana.
I palestinesi sono in Palestina perché la Palestina è la patria, l'unica patria del popolo palestinese. Allo steso modo in cui l'Olanda è la patria degli olandesi o la Svezia degli svedesi. Gli ebrei israeliani sono in Israele perchè non esiste altro paese al mondo che gli ebrei in quanto popolo, in quanto nazione, abbiano mai potuto chiamare "casa"[...]
Stranamente il popolo ebraico è come se avesse un'esperienza storica parallela a quella del popolo palestinese: gli Ebrei sono stati espulsi dall'Europa [...] così come i palestinesi sono stati cacciati dapprima dalla Palestina e poi da quasi tutti i paesi arabi.
Quando mio padre era ragazzino in polonia le vie d'Europa erano coperte di scritte quali "Ebrei, andatevene in Palestina!". Quando mio padre è tornato in Europa, circa cinquant'nni dopo, i muri erano coperti di "Ebrei, fuori dalla Palestina! "[ ...]
I palestinesi vogliono la terra che chiamano Palestina. La vogliono per delle ragioni stringenti. Gli ebrei israeliani vogliono esattamente la stessa terra esattamente per le stesse ragioni, il che garantisce una perfetta comprensione fra le parti e dà la misura di una terribile tragedia [...]
Ciò di cui abbiamo bisogno è un doloroso "compromesso"; la parola compromesso gode di una terrificante reputazione nella società europea [...]
Nel mio mondo la parola compromesso è sinonimo di vita. E dove c'è vita ci sono compromessi. Il contrario di compromesso non è integrità e nemmeno idealismo e nemmeno determinazione o devozione.
Il contrario di compromesso è fanatismo e morte "
(Amos Oz, Contro il fanatismo, tr.it. di Elena Loewenthal, Feltrinelli, Milano 2004)
Vedete, è un brano davvero molto lungo, mi scuso di questo...
per me, però, è stato importante averlo letto, e credo sia importante che siamo in tanti a leggerlo o rileggerlo in questi giorni difficili e macchiati di sangue.
Non perché sia assolutamente vero-giusto-buono quel che vi si dice ma perché nella riflessione di Oz c'è un insegnamento che va ben oltre questi giorni e il loro sangue: saper guardare le cose da due lati, senza ridurre la dimensione del vero, come sempre facciamo noi Europei, colti, benpensanti, intellettuali di sinistra, cattolici - per questo la parola compromesso ci suona così terrificante..- ad un solo lato, quello che più risuona con il nostro, con il proprio univoco lato, interpretato o anche solo immaginato come universale.
In questo conflitto israelo-palestinese, che dura da così tanto tempo da apparire come irriducibile inesplicabilità leggendaria dentro una storia prevalentemente spiegabile e, nel complesso, ricostruibile in forme razionalmente comprensibili, potremmo cogliere la grande occasione - benché tragica - di fare silenzio delle chiacchiere, dei fraintendimenti, delle manipolazioni e propagande politiche e ecclesiastiche; e cominciare, piuttosto, a fare una sana ginnastica posturale che permetta a qualche agile ingegno di intuire un passaggio sensato da "questo lato" all'"altro lato".
Ne ho in mente un paio di personaggi fisicamente agili e intellettualmente acuti (perciò pochissimo amati dai più ). Idealmente, almeno, vedrei il contributo di un terzo...
se solo smettesse di preoccuparsi, urbi et orbi, di nascita e di morte e parlasse di vita e di tutela della dignità dei viventi. Temo che sia speranza vana