sabato, 27 settembre 2008
senza entrare nel merito del contenuto, me ne guardo bene, catturo il titolo di un libro che ha girato parecchio qualche anno fa; ribadisco, mi interessa fare solo due conti con il titolo:
"si sta facendo sempre più tardii".
Di sicuro effetto: evoca, prende, corrisponde, coincide, mette ansia e speranza quanto bastano...

allora ti giri intorno e chiedi a casaccio:
che significa "tardi"? anzi,  "sempre più" "tardi"?
è "tardi" per cosa? rispetto a che?
bé rispetto al "presto"
ah ok!
e che significa "presto"? e "sempre più" "presto"? rispetto a che?
mhhh... rispetto al "tardi"

credo che basti 
pensare a campare qui e ora (senza avverbi altalenanti) , cosa non facile di per sé, non ritieni sia già molto?

Iniziare una lezione sul senso della storia, quella roba con cui la cultura da secoli ci direziona le vite ...dove non so ma lei si...che ne dite?
rischio l'espulsione dai cantieri occidentali della meglio gioventù? oh lo correrei volentieri..ma il fatto è che non rischio proprio nulla perché
nel corri corri ché si è fatto "troppo tardi", chi se ne accorge? 

  
postato da: multiversum alle ore 15:16 | Permalink | commenti (9)
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lunedì, 15 settembre 2008
Lascio cose da quando ero bambina là dove sento di stare bene e dove vorrei ritornare o rimanere, dipende...
così ieri, prima di uscire dalla casa di lei e di lui e di tutti noi per poche intensissime ore, e prima di buttare gli occhi sulla più bella parola - solidarietà - che si possa scegliere per fare di una semplice porta una soglia e di una soglia un passo ospitale, ho fatto diversi giri in tondo, dentro/fuori per trovare cose mie sparse; cose banali, sigarette, porta occhiali, un accendino, ché non è vero che ci si lascia il cuore dove si sta bene, quello deve funzionare ovunque si vada per poter continuare a vivere e incontrare, ma le cose le più semplici, quelle che non battono il ritmo dell'esistenza mentre modulano i gesti quotidiani, quelle che sei tu a scegliere, usare, perdere, cercare, riprenderti, buttare, conservare: sono gli accompagnamenti leggeri che dipendono solo da te e che, perciò, contano perché li puoi contare e, infine, ci puoi contare.
Se li lasci in giro non è per distrazione quindi ma per una specie di dono di te, una consegna; il cuore non è cosa che si dona, è così poco nostro; non lo si sceglie, ci si convive di necessità dal primo giorno di vita fino a quando chissà; al massimo ogni tanto quando lo senti battere un po' scomposto tra l'orecchio e il cuscino, ti verrebbe voglia di parlargli e chiedergli volentieri ma non senza angoscia, se non sia stanco di un operato così alacre ma tanto sai che non risponderà; non è fatto per domandare e per rispondere, lui batte, deve battere e battere preferibilmente senza levare...
Il cuore non si lascia in alcun luogo perché non ci sarebbe arrivederci ma solo addio, non si può dare ad altri, se non dopo, quando non batterà più l'esistenza tua, tanto meno affidarlo a qualcuno.. E' una svista, un grande errore, a volte ...
Lui sta lì e batte al centro, con la costanza di un'ape operaia, con la perfezione del ciclo naturale dei giorni e delle notti, sta per conto suo e, in fondo, per quanto si muova senza tregua, è un punto fisso che non esce e non rientra; perciò lui non lascia le sue cose in giro....
postato da: multiversum alle ore 20:40 | Permalink | commenti (21)
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venerdì, 05 settembre 2008
Eccomi qua dopo tanti giorni, un po' di indolenza si ma il motivo vero è che mia nipote si è sposata

E allora...

C'era una sposa da accompagnare e aiutare a scegliere
una sposa da attraversarle gli occhi e viaggiare nei ricordi
una sposa da rassicurare
una sposa da desiderare sapesse, con tutta l'ostinazione di cui sei capace, che a volte accade che si smette di essere spose ma mai si dimentica di esserlo state; mai, non ci si deve mai dimenticare di sé
una sposa da abbracciare e baciare
una sposa da donarle il pegno d'amore dei suoi nonni quando andarono sposi
una sposa da vederla entrare al fianco di tuo fratello che ti sembra identico a tuo padre
una sposa da emozionarsi e piangere di tenerezza
una sposa da testimoniare in una chiesa che non ti vuole ma davanti al Dio della sincerità e dei cuori puliti, da cui ti senti accolta
una sposa da lanciarsi certi sguardi complici quando gira a piedi nudi tra i tavoli a offrire confetti e nessuno se ne accorge
una sposa da sentire forte che lei ce la farà, lei si che sarà felice
una sposa da tornare a casa che è notte con i tuoi figli in blù ,che non li hai mai visti così belli e uomini e sentire la voglia di riaprire quel tuo album di sposa e finalmente sorridere a tutti quei volti lontani, dimenticati, persi...e persino allo sposo!
postato da: multiversum alle ore 19:20 | Permalink | commenti (23)
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