martedì, 29 aprile 2008

Non dico che sia indolore..
Del resto, non conosco svolte nella vita che non costino fatica, sofferenza, lacrime e sudore; non è solo teoria che la tendenza naturale, comune a  tutti gli organismi viventi, sia svilupparsi, realizzarsi e.. conservarsi.
Cambiamento significa crisi e crisi significa vuoto, indecidibilità, assenza di scienza ovverosia di calcolo e previsione, indeterminatezza, quella che più ci fa paura al mondo. In suo nome, in nome di questa paura assoluta, abbiamo costituito gli Stati e poi abbiamo inventato la forma moderna del lavoro ..

Così, la notizia della "presa di Roma" per molti Italiani ha provocato - e rinnovato - sofferenza; quando non è accompagnato da insulti, imprecazioni, slogans antistorici e guerreschi, credo che questo dispiacere sia degno del massimo rispetto in un paese civile. Ma, appunto a quelle condizioni.
Confesso che ho sempre ritenuto certo gergo guerrafondaio di sinistra - e io sono una donna di sinistra -  alla stessa stregua della fola, cara alla destra, dei comunisti mangiabambini...ne è il pendant altrettanto idiota .
Che qualcuno, pensavo già in anni non sospetti, li faccia smettere; possibile che non capiscano il  fatto, semplicissimo, che se intendiamo costruire sul serio alternativa ci corre l'obbligo della differenza?     
Purtroppo di questa idiozia, in senso letterale, ne ho vista molta nella sinistra dal '68 in avanti; in verità ho visto solo un uomo combattere perché i compagni ne diventassero consapevoli, lottando per la congruenza del mezzo con il fine, del processo con l'obiettivo, dell'ideale politico con l'atto  politico, ma l'ho visto accasciarsi e iniziare a morire troppo presto, durante una di queste battaglie. Si, Berlinguer ...Enrico, ovviamente.

Mi chiedo perciò se le recenti sconfitte, durissime per la storia personale e collettiva di molti di noi, non ci chiedano qualcosa di più che perdere giornate nella retorica dell' analisi del voto -  nord-centro-sud, sud-centro-nord, questo voto qua doveva andare là, quel voto là dovevo  metterlo qua, mascalzona la sinistra radicale a portare voti alla lega, vendetta tremenda vendetta.... e altre simili cavolate, inutili tanto quanto lo è stato  il "voto utile" -; mi chiedo se la sofferenza attuale non possa stimolare qualcosina di più profondo che non riunioni dirigenziali per opportuni aggiustamenti tattico-strategici; chessò, magari una semplice riflessione, se non è chiedere troppo, sulla necessità di dare vita ad un processo, serio, di differenziazione; a cominciare dallo stile della persona del politico per un nuovo stile della politica. Non bastava mica - e infatti non è stato sufficiente a giudicare dai fatti - tirar su una rosa di nomi, ficcarli dentro un contenitore e sbarazzarsi dei comunisti storia vecchia..

Non sono una fautrice del "porgi l'altra guancia", intendiamoci ; ma se, come ho pensato fin da piccola quando mi cacciavano dalla dottrina per sospetta eresia, in questa prescrizione si legge la metafora di un cambiamento significativo di paradigma - del tipo "ok io interrompo la guerra infinita di tutti contro tutti, non ti copio, cambio stile..." ,  il disappunto, la sofferenza, la rabbia di questi giorni  forse acquistano un senso. Forse.

Uscire dall'identità simbiotica e idiota per cominciare a "fare differenza"; perché non è poi così vero che siamo noi i più colti; o, meglio, è vero e non è vero: è vero perché non ci siamo mai sognati, ad esempio,  di cancellare la storia, di fare "rovescismo" e l'onestà intellettuale è la radice di ogni cultura che si rispetti; ma, nello stesso tempo, non è vero, almeno fin quando non cambiamo il linguaggio e le parole con cui promuoviamo e sosteniamo cultura, finché non troviamo il modo/ i modi di gestire diversamente e congruentemente le nostre relazioni, non solo quelle politiche.
Io credo che si cominci dalla prospettiva, dal trovare una nuova traiettoria di sguardo,  e dalla cura del linguaggio. Cambiare sguardo e alfabeto non significa affatto trasformare le proprie idee, i principi, i valori, le mete desiderate; significa, anzi, chiamarle con i nomi propri, esclusivi perché passati al vaglio della differenza.

Sempre più mi convinco che nelle cose che ci riguardano da vicino, quel che importa, la vera posta in gioco, si misura con lo stile; è una questione di stile. Non c'entra l'estetica..
basta pensare che nessuno strumento
riusciva a bucare le tavolette sulle quali  gli antichi incidevano i loro segni - le nostre radici -  che non lo stilo; lo stile incide ancora, ci voglio credere...

 

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domenica, 20 aprile 2008

Il volo Stampa artistica di Marc Chagall

Marc Chagall, Il volo

Era nell'aria...

che mi trovassi ad ascoltare, incuriosita come se salissero non da me ma dalla vita di altri, certe storie bizzarre, passate. I fatti miei, strani o banali, li ricordo spesso, mi piace ricordare; con l'età mi sono perfino accorta che i ricordi sempre più spesso sforano il dialogo mentale e impattano la conversazione; accade che mi ripeto allora...
sapete, invecchiando può capitare di sentirsi esemplari, è  sfida di superbia ma anche proposta di dono, si capisce....

però in questi giorni è diverso, è un ricordare curioso il mio, pieno di scoperte, c'è anche una certa voglia di re-inventare le cose senza infedeltà ai fatti, ché in fondo sono amici, un po' di forzatura appena appena...
come posso chiamarli, forse ricordi operanti; non ri-evocano, creano piuttosto emozioni nuove, stupite...

sarà l'esito elettorale, che dopo un paio di giorni tetri e attoniti tra combattere o fuggire (come il fight or flight del sistema nervoso autonomo in risposta agli stimoli esterni ), mi fa scegliere di curiosare tra fenomeni ..."inconsueti" (diciamo così ..)
sarà il discorso con madame solitudine che ci sta cambiando pelle a me e a lei (chi l'avrebbe creduto di scampare al maleficio di madame..)
sarà la febbre altissima che, mi dicono, quando è minaccia del corpo è segno di spirito giovane (così dice lo stregone-medico..) 
sarà la tesi di diploma, che entro maggio devo consegnare nel frattempo che leggo quelle dei miei laureandi, divertita e imbarazzata dall'effetto placebo di questo pendolo che scandisce le ore dell'imparare e quelle dell'insegnare: strani strumenti, a fiato e a corda, di uno sconcerto piacevole..

può sembrare incredibile ma è come se si fosse infranto un tabù, come fosse in atto la mutazione di un divieto del tipo: non puoi non essere comunista...oppure non puoi non invecchiare come tutti.. oppure non puoi lasciarti toccare il cuore da un altro linguaggio - o la pelle da un'altra mano - senza perdere sicurezza e altre simili barriere dell'anima

può essere che la forza di gravità infine cambi peso? alleggerimento..
sto a vedere, curiosamente imbarazzata,  visto mai che mi toccasse di volare..
io che amo gli aquiloni per poter odiare gli aereoplani  

 

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martedì, 15 aprile 2008

Certe cose si commentano da sé.

Volutamente nei mesi passati non ho usato questo blog per fare campagna elettorale, come ho visto fare altrove; del resto non amo la propaganda, non amo l'ideologia delle parti avverse che si promettono intese converse, credo che non esistano in natura né il pari né la parte a sé stante. Amo la differenza, le relazioni, anche quelle ferite, le più frequenti. Basta leggere il sottotitolo di questo blog...  
Spero che per chi mi sa leggere - non perché ci voglia chissà quale cultura per farlo, assolutamente no, solo un po' d'intelletto d'amore questo si - sia evidente che dietro sotto attraverso le righe che traccio e nell'alfabeto delle parole che uso, tutto quanto appoggio qui  è "politico";
politico nel senso mio, quello che ho intercettato quasi subito, ancora piccola, dalle vite che mi hanno preceduto, vite di un popolo/religione e di una religione/popolo, vite di un ethos errante, radicabile ovunque, robusto e operoso in ogni terra, così odiato, forse, proprio per questo saper coltivare ogni tipo di terra per farne un giardino, pubblico però, per poi andarsene altrove; 
e politico nel senso che ho imparato strada facendo - e che cerco di tradurre nel futuro, insegnando ai giovani - dalla scrittura della donna-santino in calce al blog per esempio ma anche di molti altri profili della dignità umana, maschili o femminili non importa.

Ho citato la tetraggine ieri l'altro, il tetro di una morte annunciata per il paese, per tutti, mica tanto per me, che sono abituata ad errare;
intendiamoci, quel che fa morire il paese, so che vi sembrerò  bizzarra, non è il trionfo delle libertà del porco comodo proprio; oh no, quel trionfo lì è la fotografia della gloria italica - come è evidente dal voto, e in democrazia l'esito elettorale è da onorare e rispettare - ; insomma è la risonanza magnetica dell'interiorità degli italiani come sono sempre stati, che bastano un paio di gesti tra i più volgari, di scongiuro e di menefreghismo, basta capirsi al volo sul bello delle donne in postura orizzontale, a metterli  tutti in fila, di picchetto al nuovo duce;
e allora che Dio assicuri loro buona vita e quei porci comodi che passano soltanto la mano...e le tasche. 
No, la morte "politica" - dato che quella "della politica" è già avvenuta da tempo - sta in quel numero O accanto alla parola Seggi della Sinistra; della Sinistra senza teodem, senza cilici e smanie liberiste, della Sinistra senza massonerie e istituti finanziari, la cui sola presenza nel Parlamento di un paese civile fa democrazia .
Quanto a me, la Sinistra ospitata da questo tempo la vivevo già come la
flebile memoria di una geografia sorridente dell' anima, quando l'anima mia sorrideva,  e di una storia affidabile del corpo, quando il mio corpo funzionava come un orologio.
Però quello O (paccato, si diceva a scuola) mi ha fatto male, lo ammetto; ho in gola un sapore secco e amaro da fin du temps, fin d' histoire; ce l'ho da stanotte, salito dalle ombre scure, come le vele nere dei pirati, di un dormiveglia di turbolenza, che non era sogno e non era incubo. NO
 

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sabato, 12 aprile 2008

Facciamo un gioco  (niente di personale)

Tetraggine ....che dice a voi questa parola, di cosa/chi vi parla? 

 

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