lunedì, 31 marzo 2008

All'amica che chiede aggiornamenti sulle mie battaglie...:))

Che poi alla fin dei conti 'sta convivenza giornaliera con la solitudine, mica facile, certe volte da schiaffeggiarla impunemente davanti a tutti (tutti chi? boh, ma se l'ho detto un senso ci sarà ..), da zompargli addosso le rare rarissime volte che si appisola, per terrorizzarla - par condicio - e mandarla via, in fin dei conti di luce ne ha fatta; molto di più di un ciclo di sedute in analisi, essì..

tutto sta ad ascoltare
pare facile ascoltare, invece è la cosa più difficile che ci sia, tant'è che è raro sentirsi dire da qualcuno "ora ascoltami...", molto più frequente sentirsi urlare "insomma mi stai a sentire..." ; ok non è sempre così, fatto sta però che siamo abituati ad esercitare l'udito e non all'ascolto attivo. Perché?

perché ascoltare veramente, attivamente, è impegnativo e non indolore; ti centri sull'altro, intanto che ti decentri q.b. da te; in altri termini, abbandoni momentaneamente ma completamente zattere e canotti, santini e talismani..
lui/lei ti parla le parole sue e l'ascolto quando è attivo non perde tempo in traduzioni e altre operazioni mentali, ché si ascolta senza vocabolario se si ascolta sul serio
può succedere allora che le parole sue arrivino come macigni sullo stomaco (o sulla schiena, dipende..); lui/lei manco sa da dove vengano - anzi son qui da te a chiederti di aiutarli a capire proprio questo...da dove.. -; e quelle parole, inconsapevoli e ingenue, così sincere che ti inteneriscono intanto arrivano, come siluri a testata nucleare sganciati senza intenzione, proprio dove debbono arrivare
magari gli/le pareva di confidarti una cosa bella..e che ti avrebbe fatto sirridere. E tu sorridi ma senti che vorresti anche piangere.E ascolti..

non è colpa delle parole, non è colpa di chi le dice; è che se ascolti davvero stai con l'anima nuda, stai all'aperto, nel caos, e la parola trova il terreno scoperto, quello giusto dove conficcarsi, come...
si, proprio come una spina nel fianco..

oh è una bellissima esperienza però la Cnsulenza di aiuto - si sarà capito che sto parlando di questo? - con qualche cerotto te la cavi..
poi poi arriva la luce, tanta luce da spartire tra lui/lei che parla e te che ascolti; quella luce che forse non ti avrebbe inondato così se non avessi ascoltato ma fossi stato lì a conversare
è una luce preziosa, niente di mistico beninteso ma neanche è luce della ragione; è un'altra cosa, un qualche cosa d'altro che non è l' incontro a creare ma che, pure, gli appartiene,
forse un fascio di emozioni luminose ...da persona a persona;
se la vedi, la senti, la tocchi non la lasceresti più andare via perché ne hai percepito tutto il calore e annusando hai sentito che ha un che di buono, sa di panni stesi e scaglie di sapone, ha il gusto che sai quando sei in salute...
se ci rifletti di testa, dopo che la luce ha acceso i sensi e adesso si riposano, capisci di aver toccato per un istante una radice di umanità comune, di aver ascoltato parole di una grammatica umana universale..
solo per un attimo però perché poi tutto torna ad essere dal tuo lato, da questo lato qui

con la solitudine sta accadendo qualcosa di simile, perché anziché parlare io e sputarle addosso tutta la mia rabbia, decisi di ospitarla e da allora l'ascolto; dolori dappertutto, però...
mi sa che le chiedo di restare stabilmente con me, in fin dei conti non è mica straniera, è uguale a me, anzi sono  proprio io, io stessa   

postato da: multiversum alle ore 20:08 | Permalink | commenti (21)
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mercoledì, 26 marzo 2008

Io non so dire, come sento molti dire, se la vita sia un'avventura meravigliosa
Io non so dire, parimenti, come sento molti dire, che è triste come una valle di lacrime 
Io non so dire, in realtà, come sento molti dire, cosa sia la vita 

per quanto mi riguarda, credo che la vita sia indefinibile e insolubile, considerando che non ho mai visto, toccato, udito, incontrato, essendo in vita, niente che fosse un tutto, un intero, per l'appunto come la vita
piuttosto, ho incontrato uomini donne bambine bambini animali viventi, ho visto più volte nascere e morire, senza per questo saper dire cosa siano la vita e la morte, ho ascoltato molti racconti di vita mai per intero, però, solo porzioni, come in un interminabile banchetto, di un narrare di sé esposto alle correnti d'aria del forse, del non più e del non ancora

ma, certo, non sono solo io a non saper dire della vita; non è imputabile a nessuno singolarmente l'arresto di fronte all'inesplicabilità
al contrario, pare che il segno distintivo degli umani, che nessuna cultura, morale e religione o propaganda elettorale potranno mai invalidare, consista proprio nella dimensione della parzialità, nel punto di vista, nel
proprio lato, che, a dispetto dello spazio globale, è sempre questo lato qui .

Filosofi e pensatori, considerando tutto ciò un che di naturale, scelsero per questo confine il nome finitezza oppure limite, ancor prima - e sicuramente anche dopo - che si avesse ragione e potere di legare la terra al cielo con una corda resistente e di trarre dalla corda stessa il nome "giusto" da dare alla finitezza: la si chiamò infatti creatura, in nome della sua relazione essenziale - la corda - con un Creatore
però questo fatto, in sé molto bello ché prometteva di riempire il mondo di dosi considerevoli - e garantite, soprattutto - di amore reciproco, comportò in più di un caso un'imbarazzante confusione... tra il proprio lato e il
Suo lato...

ma sto divagando..

torniamo al limite, che per il poeta Giacomo Leopardi, ad esempio, fu la siepe che esclude l'orizzonte. E per fortuna, ha commentato qualcuno, perché senza la siepe, come si potrebbe custodire e preservare l'Infinito, dunque il tutto, l'intero,  da penosi surrogati, da rappresentazioni dozzinali e somiglianze parziali, conservando per noi la salubre libertà di immaginare l'orizzonte, di intuirlo, di desiderarne il contatto ?  

ancora divagazioni...ma ho quasi finito ;)

era solo per dire come la vita sia l'inesplicabile e confidare ai passanti perché sorrido amaro quando sento predicare, da pulpiti di vario genere, come la vita dovrebbe essere o non dovrebbe essere, quando dovrebbe cominciare, quando e come finire, senza capire che occorrerebbe,  prima, sapere cos'è e dare un nome alla vita; ma esiste un nome tanto ampio da contenere la miriade di forme, modi, parti, lati del vivere? 

poi, era per dire che quel che so di certo è che sono in vita, in questo istante me lo dice il corpo me lo dicono i sensi e poi questo respirare, questi battiti, il mio rispondere a chi mi parla e mi domanda, me lo dice altro ancora ...

e ancora per dire che, se presto attenzione e se ascolto il mio essere in vita dal mio lato, da questo lato qui , posso riuscire perfino a scorgere quell'avventura meravigliosa che mi è capitata una volta 
saprei dire, ovviamente, di cosa si tratta, definirla, darle un nome..

ma non mi sembra importante rivelare tra quale immensità - con Leopardi ancora - sia annegato il pensier mio quel giorno che...
sono certa che dal proprio lato ognuno lo sa dire, perché ne ha fatto esperienza, come me, essendo in vita  

l'importante mi pare sia accogliere, comunicare  - eventualmente condividere -  il fatto che oltre, oltre il limite del nostro lato, ciascuno del proprio lato, non si può..
ché forse l'interezza umana, la nostra integrità dipendono da questo piccolo sforzo che si può imparare a fare in tenera età: tener distinto, benché non separato, questo lato , dall'altro lato e - per chi lo ritenesse essenziale, come me.. - non confondere mai il nostro lato dal Suo lato, che resta inesplicabile come la vita ..

ma tutto questo si sapeva già, non è vero?
ho divagato..dal mio lato  

postato da: multiversum alle ore 17:19 | Permalink | commenti (20)
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venerdì, 21 marzo 2008

            

 per voi per noi

    

 

ma via, chi le vorrebbe ricevere uova come queste, irregolari, sbilenche, alcune appuntite altre decisamente tozze
però, guarda come si appoggiano l'una con l'altra a cercare sostegno
come i mattoni antichi, quelli di una volta prima della calce e del cemento, pietre grezze e multiformi che hanno tenuto in piedi, nei secoli, le chiese, gli archi, i ponti
e solo grazie ad un saggio incastro di corpi, l'uno con l'altro ma senza aderire 

a guardarle bene adesso non pare anche a  voi che vibrino di un identico sorriso?
sono gaie e sincere queste strane, senza regola, uova di Pasqua
e forse tutti le vorremmo ricevere uova così
semplici tracce di un unico desiderio di Pace

 
 


   

postato da: multiversum alle ore 23:10 | Permalink | commenti (18)
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mercoledì, 12 marzo 2008

sapete, di ritorno non ho proprio niente per voi

si dice: sarebbe carino portare qualcosa alle amiche agli amici, portare qualcosa che all'ascolto suoni come un dono, un pétit souvenir ..

mi frugo nelle tasche, possibile che non abbia niente? niente..
solitudine; ho un'intensa percezione, così compatta e gelida da sembrare trasparente come cristallo, di solitudine
e la solitudine è cosa che nessuno vorrebbe mai ricevere e nessuno mai dovrebbe regalare..

perciò me ne guardo bene..

ma forse è giusto ospitarla, prenderla in carico questa forestiera che ama annunciarsi  a modo suo, travestendosi in forme e colori così tanti e cangianti da darti una leggera vertigine...
così che solo dopo, quando ormai è entrata e si è messa comoda, capisci che cercava te, voleva proprio te..

ebbene io la ospito, in me e qui, questa donna pesante, questo macigno che non ce la si fa a infilare nel secchio dei rifiuti; non farò resistenza, non posso, voglio solo osservare se nell'atto di attraversare la soglia con passo greve si toglierà i sandali...

se si, allora le dovrò un colloquio; mi occorre imbastire un colloquio, aprire una questione, discutere un argomento,  e avrò bisogno del vostro aiuto per trovare un tema adeguato...con parole giuste
che  non siano formali ma neanche troppo intime, niente di superficiale ma neppure di profondo..

perché lo so che tocca a me parlare per prima, è naturale; la solitudine è cosa che guarda fisso negli occhi e tace, aspetta la reazione, ammiccando attende un invito, a volte sceglie di passare la mano, prende tempo , "distingue" come giocando il poker
poi, d'un tratto, "vede"..

ok ci sto, non posso che stare al gioco..        

   

postato da: multiversum alle ore 20:02 | Permalink | commenti (27)
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sabato, 01 marzo 2008

 

in attesa di parole
pubblicità ....
(quasi-autoreferenziale, comunque innocua, e non del film)

postato da: multiversum alle ore 13:17 | Permalink | commenti (30)
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