mercoledì, 30 gennaio 2008

Icaro Stampa artistica di Lewis Wickes Hine

(Lewis W.Heine)  

Dedicato all'amico, uno di noi, al posto che ha lasciato silenzioso, momentaneamente..

"Della stella non fare un ciottolo qualunque. E' certo che al cambio perderesti.
La stella sarà sempre per te inaccessibile, mentre con un gesto, piegandoti, puoi raccogliere un ciottolo",
diceva 
(ancora Jabès, perché no...)
 

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giovedì, 24 gennaio 2008

Bilanciamento Stampa artistica

"Se ti parla di verità, parlagli dell'acqua del fiume. Se ti parla dell'acqua del fiume, chiedigli dove s'è bagnato. Se ti dice dove s'è bagnato, chiedigli il colore dell'acqua. Se ti dice il colore dell'acqua, potrai concludere che egli è vissuto di certezze e allora capirai perché il dubbio ha sempre morso la tua vita" , scriveva un saggio.
E altrove: " La verità è voce divina cerchiata di certezze e incastonata di dubbi"

(Edmond Jabès, Il libro dell'ospitalità)  

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sabato, 19 gennaio 2008
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martedì, 15 gennaio 2008

 L'albero Stampa artistica

Disattenzione
Wislawa Szymborska

Ieri mi sono comportata male nel cosmo.
Ho passato tutto il giorno senza fare domande,
senza stupirmi di niente.
Ho svolto attività quotidiane,
come se ciò fosse tutto dovuto.
Inspirazione, espirazione, un passo dopo l’altro, incombenze,
ma senza un pensiero che andasse più in là
dell’uscire di casa e del tornarmene a casa.
Il mondo avrebbe potuto essere preso per un mondo folle,
e io l’ho preso solo per uso ordinario.
Nessun come e perché –
e da dove è saltato fuori uno così –
e a che gli servono tanti dettagli in movimento.
Ero come un chiodo piantato troppo in superficie nel muro
(e qui un paragone che mi è mancato).
Uno dopo l’altro avvenivano cambiamenti
perfino nell’ambito ristretto d’un batter d’occhio.
Su un tavolo più giovane da una mano d’un giorno più giovane
il pane di ieri era tagliato diversamente.
Le nuvole erano come non mai e la pioggia era come non mai,
poiché dopotutto cadeva con gocce diverse.
La terra girava intorno al proprio asse,
ma già in uno spazio lasciato per sempre.
E’ durato 24 ore buone.
1440 minuti di occasioni.
86.400 secondi in visione.
Il savoir-vivre cosmico,
benché taccia sul nostro conto,
tuttavia esige qualcosa da noi:
un po’ di attenzione, qualche frase di Pascal
e una partecipazione stupita a questo gioco
con regole ignote

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giovedì, 10 gennaio 2008

A proposito di blog-delete temptation ...
rovistando tra mucchi di carte, appunti, schemi di lezioni, ricevute, conti, numeri telefonici e indirizzi mail il cui anonimato persistente mi parla di spreco di tempo e di insostenibile ansia da prestazione..  
riesumando pezzi di un 2007 sepolto ancora caldo - oggi simpatizzo con il macabro -  ecco emergere spazioesposto.splinder.com  in copia cartacea...paradossalmente da un luogo riposto
incompleto ma in compenso testimone attendibile degli anni di blog più sorridenti, il 2004 e il 2005 ...
l'altra metà (2006 e dintorni) la cancellai in un mattino di vento caldo con quel genere di vandalismo che esplode quando è troppo tardi per la  legittima difesa 
così non esiste più .. 

rileggere i superstiti di spazioesposto a distanza di anni è stata un'esperienza piacevole, più simile a quando si attraversa l'orizzonte che ad un viaggio a ritroso nel tempo
chissà che per qualche ora io non abbia abitato la distanza (espressione che giudico da quando l'ho incontrata potentemente significativa ma che ora  mi è persino diventata cara..)
chissà che questo ri-leggere non sia stato un vedere senza visione,  a luce fioca e tono sommesso, che assomiglia al vero ascolto
come se l'occhio fosse capace, a distanza, di farsi orecchio e  il pensiero si sentisse libero finalmente dall'inquietudine del dire, dall'urgenza del commentare, dal fraintendimento del frettoloso interpretare..

discorsi e argomenti più o meno sono sempre gli stessi..  
devo dedurne che il commento - che a rileggerlo oggi ancora fa male - di chi mi apostrofò donna senza idee "pateticamente"  ripetitiva,  un senso lo aveva? 
o sarà che non tanto di conquista di idee ma del gioco a rilancio del domandare e del provare a rispondere ho fatto la mia filosofia?  
è la seconda che ho detto.. 
altrimenti perché mai, abitando a distanza spazioesposto, con gli occhi prestati ad un orecchio nuovo, neanche per un istante mi è venuto in mente che ciò che vi scrissi non è più nei miei pensieri, nelle parole, nei gesti o nei sogni? 
ho sentito, invece, ho sentito che lo rifarei sebbene ...differentemente ... 
         
 

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lunedì, 07 gennaio 2008

Ecco si ricomincia...
potrei definirlo così, invariante quasi-biologica, il mio eterno detestare l'interruzione natale/capodanno/epifania e poi.
poi il cadere dentro la mollezza pigra dei giorni e ritrovarmi ogni volta bambina che a scuola non ci torna neanche se...
Perché?  

si dice che sia tempo perso porsi domande che invariabilmente si ripetono, come questo mio perché, che ritorna con scadenza fissa da anni; si dice e io stessa l'ho pensato e detto più di una volta..
da un'altra prospettiva, però, fresca fresca per dir così, ho idea che ad ogni singolo, uomo o donna, capiti quel che accade in generale all'umanità da tempo immemorabile..
e cioé:  penso che come persone individuali alle prese con storie privatissime e circoscritte ognuno di noi entri e si posizioni come può in un gioco di verità che, benché sia il suo personale gioco, tuttavia non si differenzia (o forse gli appartiene?..) dal grande gioco del mondo, ovvero dalle dinamiche di intrattenimento - gioco di verità - tra l'umanità e la Storia; al formarsi di questo grande immenso gioco partecipano come risorse prime le domande, le domande che si ripetono nel tempo e si rincorrono, che cercano risposte ma infine non se ne curano più di tanto...

quante volte ripetiamo a studenti e allievi che in fondo sono tre massimo quattro i quesiti essenziali che ogni epoca si è posta,  che ha creduto di aprire ed ha cercato con tutte le forze di risolvere, per rilanciarne infine l'onere di risposta all'epoca successiva, sempre con il medesimo entusiasmo inaugurale ma anche con la stessa impotente insoddisfazione...

ammesso che le cose stiano così (e che io sia riuscita a farmi capire...) davvero non bisognerebbe crucciarsi della ripetitività delle nostre domande, anche le più banali,  
dell'inequivocabile assomigliarsi di perché nuovi e vecchi e delle loro ostinate impuntature, di tutte quelle volte che..."mi sembrava di aver dato risposta a quel problema là e invece sono da capo.." ; è che noi umani non siamo mai né "da capo" né "alla fine", siamo lo "star facendo" di chi va e viene, parte e  ritorna ..
molto di più mi preoccupa chi tenta, e ce n'è in ogni tempo, di evocare per le nostre vite geometrie lineari, con strade a senso unico e sensi vietati; avrei/ho molta paura di chi tentasse di deformare la mappa circolare dove si inscrive questa nostra infinita pendolarità di ospiti del mondo; e di  bizzarri fabbricatori che, proprio nelle pause che sembrano le più immobili e irrealizzanti figure del tempo, riusciamo ad afferrare l'orecchio giusto per ascoltare le voci che istruiscono sul "da farsi"...le piccole voci di un domandare ripetitivo, spesso insignificante ma puntiglioso 

la mia domanda qui sopra infatti è banalissima;  fino a qualche tempo fa io la scacciavo come quando si scrolla la testa se una mosca ti insidia con volo insistente... e una mosca si porta sempre dietro un irritante sciame.
ora invece lascio che facciano il loro mestiere, domandare; le domande domandano, che altro possono fare..
se poi si ripetono e ritornano a scadenze fisse, chiedendomi di giocare a lanciare in aria punti interrogativi,  allora penso che questa specie di eterno ritorno forse vuol dirmi qualcosa...
qualcosa che
magari non c'entra con il contenuto del momento, banalissimo davvero, ma che c'entra con me
e così le prendo sul serio quelle domande perché io, come ogni altra vita, sono, pur se microscopica, la porzione di un magnifico ingegnoso gioco di verità ..  

*l'espressione gioco di verità è di Michel Foucault; la utilizzo qui liberamente    

 

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venerdì, 04 gennaio 2008

La voce a te dovuta di Pedro Salinas non lo conoscevo ancora, del resto di letteratura spagnola, specie poetica, si legge poco in Italia..
è un poema d'amore
trovare sotto il ramo di Natale un poema d'amore per me da te, un poco mi stupisce e mi strappa tenerezza 
ma di più mi stupisce quell'aggettivo: "dovuta"..

dovere è parola nostra, alfa e omega di un tempo infinito, recinto e labirinto
dovere è parola falsa, simulatrice di un verbo che si irrigidisce dentro il fisso del sostantivo; ti pare che proceda e invece sta e resta 
resta di traverso alla nostra storia attraversandola come un'ombra, come una gioia che reca danno, come il desiderio che non si scioglie ma neanche deve cedere
dovere è la lotta che ha pervaso i tempi, dissimili, del sentimento tuo e del mio, le emozioni più intime del nostro maschile e del nostro femminile..
dovere è l'artefice che ha operato sordo e senza timbro di voce, mentre noi gridavamo vita e bellezza, appesi alla corda tenace della memoria

dovere noi due l'abbiamo amato, certo, come la carne mia e quella tua e l'abbiamo anche odiato, come l'impossibilità della carne... quella nostra

ora me lo restituisci sotto il ramo di Natale come un poema d'amore 
come se proprio adesso, dovere avesse rotto gli argini del fisso e si lasciasse coniugare come un verbo, un verbo qualsiasi, e leggere come un poema, d'amore, recitare come una poesia e ascoltare come una  voce ..
a me e a te
dovuta  

OT: Una strana urgenza di affidare al blog un pensiero emozionante mi ha fatto commettere una indelicatezza nei confronti dell'amica Annie che stamane, nei commenti al precedente post, ci ha lasciato un messaggio pieno di affetto. Vi prego perciò di riaprire il post che precede questo.
grazie e scusami Annie....
:-)


 

 

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mercoledì, 02 gennaio 2008

Quasi quasi vorrei cambiare il template di multiversum ..

ma a parte il fatto del rischio (eufemismo, in realtà, è certezza..) di perdermelo nel processo, cambiare un modello, una sagoma, uno scheletro, che cambiamento è ? ..
l'in-put è da raccogliere però e così vado alla voce Template di Wikipedia;
così vengo avvertita del fatto che  "i template sono il mezzo con cui il C++ (che sarà mai...) supporta la programmazione generica " e inoltre che "una funzione template si comporta come una funzione che può accettare argomenti e ritornare valori, di tipo generico "..

due volte la parola generico, no non mi garba proprio; scorro con il cursore, continuando beatamente a non capire nulla ma almeno cercando un qualche senso che attenui, polemizzi, contraddica la sgradevole percezione di genericità che si diffonde ovunque..
peggio, la situazione si aggrava perché pare che 'sta funzione funzioni se x significa sempre x e y sempre y , cioé in presenza di interi..e in assenza di complessità
ma per carità! il blog resta così come è e amen 
mi metto a fare altre cose, ma sento che risuona, imperioso da dentro.. "vorrei cambiare il template del mio blog"  

ho un'abitudine pessima io, vabbé diciamo che ne ho una più pessima delle altre (non è corretto ma fa ammucchiata e veglione di capodanno..); quando mi viene voglia di attuare cambiamenti su robe che non conosco affatto e so per istinto che mai conoscerò (assaporare il gusto di alcune ignoranze specifiche è una grande pratica di libertà..) mi metto a cercare il metamessaggio...
c'è sempre qualche brace che arde sotto la cenere

allora, quale balla mi sto raccontando con 'sta storia del template?

ripeto mentalmente "plus ça change plus c'est la mme chose ..", parole sagge di un tal Watzlawick...
e infatti che c'è mai da cambiare? ci sono problemi, vecchi e nuovi - o forse son sempre quelli cui ho solo cambiato template??.. - e c'è da imparare ancora e ancora l' arte di risolverli.
e allora....
chips chips chips dattidudiduuu chi-bò chi-bo-bò...;-)

(non occorre dire che chi passa è diffidato fin da ora dall'offrire un gentile aiuto per cambiare il template di questo blog... ;-))  

postato da: multiversum alle ore 18:49 | Permalink | commenti (27)
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