giovedì, 27 dicembre 2007

E' tutto finito. Sono partiti e tra poche ore partiremo anche noi ..
partire, aspettare l'anno nuovo tra la folla anonima di una città non ancora conosciuta; lo faccio da quando il dopo-Natale è diventato un vuoto insostenibile; è un plusvalore di vuoto che si aggiunge a quello consueto, e che ci prova, ci prova sempre a cancellare la traccia di un altro genere di vuoto: il prima di Natale, un vuoto fatto di non ancora, di attesa ospitale..
(non si dovrebbe mai raccontare in giro che alla parola vuoto attiene un solo significato..)

a farci caso però, benché sia finito, in casa restano gli odori dell'identità,  come li chiamo io, gesti, oggetti, sguardi, tracce di cibi, echi di parole (poche ); sono effetti personali di una tradizione che io trovai già duplice, misteriosamente intrecciata, consapevole in minima parte ma tenace e resistente.
Trovai un senso del 
Natale tutto immerso nel prima , non perché in famiglia lo si vivesse nella serata e nella notte precedenti il giorno di Natale - il pranzo del 25 da noi era niente più che un pranzo domenicale, normalmente festoso -; Natale per noi era un prima rigonfio di assoluto, di silenzio, di un misterioso clima che mi prendeva tutta, come una pienezza in assenza di materia, come una qualità che ha rotto i ponti con la quantità, come una certezza piena senza foggia di contenuto, come un abito sempre fuori moda, fuori tempo, fuori luogo; era l'improvvisa quiete dei perché, sonno dell'altalena estenuante delle domande e delle risposte, ritiro della vanità delle spiegazioni.
E' quel che è e che sarà ..nessuno me lo aveva detto esplicitamente, neanche Pedro, eppure io sentivo, ovviamente senza essere capace di portarlo al concetto, che questo doveva essere il senso del Natale: essere, ogni volta, quel che sarebbe stato in quella notte lì...qualunque cosa fosse accaduta, senza che dipendesse da me, da mamma, papà; e questo - già allora - mi procurava un sollievo che non so dire..

credo di essere riuscita a conservare per i miei figli, nonostante noi tre abbiamo cambiato diverse dimore e annusato - anche piacevolmente - gli odori di altre identità, il clima natalizio della mia infanzia; con fatica, ché non si poteva/doveva spiegare...come spiegare un enigma senza perderlo?  
me ne accorsi presto, quando erano bambini; curiosissimi e sempre urgenti di perché, A. e G. non facevano mai domande riguardo a quella notte, la aspettavano...; certo c'erano i regali, ma è anche vero che ricevevano doni assai più consistenti per il loro compleanno; non credo perciò che quell'attesa fosse aspettativa di regali; del resto, non l'hanno mai bevuta la storia (ascoltata extra moenia) di Babbo Natale; loro hanno sempre istintavamente saputo che eravamo noi, poiché il desiderio di vivere insieme l'attesa di ciò che non aveva spiegazioni né formule, scambiandoci gesti di dono di vario genere, quello almeno doveva essere eslicito e così fu..
credo che hanno imparato ad attendere assaporando la pausa soffice come la neve, calda come una culla che dondola, avanti e indietro, quieto pendolo del tempo..

non dico che sia facile, per le persone con cui, di volta in volta, ci è accaduto di vivere e spartire il Natale, entrare nel nostro codice del misto: intreccio strano, forse stravagante ad altri sgusrdi e pensieri, di usanze note e di rituali inconsapevoli ma forti; io faccio del mio meglio perché capiscano e dico loro: beh, è come se per una sola volta l'anno si rompessero i confini della scienza e, al di là di qualsiasi pretesa sapienziale, la notte non cedesse al giorno, andando a morire chissà dove; e il buio avesse la forza e il potere di illuminare più intensamente il giorno che non la sua stessa luce...
ma mi rendo conto, non è facile entrare nel codice del misto, linguaggio di gente che attende qualcosa o qualcuno che al tempo stesso differisce e rimanda  ..con la medesima sincerità e fiducia...

tuttavia i miei figli sono di aiuto  in questo faticoso sforzo di...chiamiamola integrazione..; non so quanto consapevolmente, compiono quei gesti, fanno quelle cose e dicono quelle stesse parole (poche..), rimettendo in circolo il misterioso clima che, come un tempo fu per me e poi per loro, ci cheta ancora, cullandoci dolcemente;  o, più semplicemente, sono anche loro di quella "gente" che legge quando è notte, perché gli pare, al buio, di leggere meglio che di giorno le cose del giorno 

tra poco farò pulizie in casa per poi partire, aprirò le finestre e allora gli odori spariranno; ritornando, troverò quell'odore neutro che è identico ovunque, che qualsiasi casa, se resta vuota e silenziosa per giorni, produce e restituisce; sarò me stessa un poco meno ma sarà più facile l'appuntamento con il susseguirsi dei giorni che divorano le notti; assenza e attesa, torneranno ad essere i segni quotidiani di un vuoto sostenibile ..

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sabato, 22 dicembre 2007

(Paul Klee, Neu-Wasserstadt )

ci sono tanti modi per augurare Buon Natale..
uno di questi modi poco fa mi era uscito di getto, come quando le dita, improvvisamente gradasse, si mettono a trasgredire sia il da pensare che il già pensato e a rincorrere  i tasti, chi arriva prima ha vinto, la parola è sua ..
una piacevole avventura ma breve; è caduta la linea proprio mentre partiva il click su Pubblica  il post, confesso che ho sentito un movimento di lacrime...   
peccato; non so e del resto non posso riscriverlo da capo, e poi non sarebbe lo stesso; non è mai lo stesso, ché ripetere non è uguale a ri-cominciare..

ricordo solo che il pezzo iniziava come inizia questo :
- Ci sono tanti modi per augurare  Buon Natale

per finire pressappoco così:

- dunque che siano giorni buoni e sereni per tutti noi in Casa-Natalità, dove comunque è Natale

tra l'inizio e la fine c'era del buono, forse anche del profondo
mi pare si parlasse proprio di Inizio e di Fine, si di un viaggio
di un viaggiare che dalla coscienza di essere nati da sforzo di madre, fino alla fine aspira a ri-cominciare sempre di nuovo;
e si parlava di differenza, ci potrei giurare...però anche di un nocciolo di universalità
di una Casa comune, chiamata Natalità, di un sentimento condiviso che la abita;
quindi si parlava di noi, di donne e di uomini; noi, credenti o no nella Natività del Cristo o ancora in attesa del grande segno, ma tutti, indistintamente, modi naturali e espressioni viventi di un identico nascere al mondo, di essere un si, gridato forte e tremando ovunque, un si sempre neo-nato 

caotico augurio ma in fin dei conti ... fedele  ;)

 

 

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martedì, 18 dicembre 2007

Pensieri in calce a un link  (vi consiglio di aprire le casse del pc..anche tu Fran ...)

Che peccato sapere così bene così nettamente di non essere poeta
per chi non è poeta e lo sa, gli ingorghi dell'anima sono più difficili da sciogliere
con il tempo ho trovato lo sguardo e ho imparato a vedere, a toccarli i miei dati sensibili; ho anche imparato a sciogliere, quando ci riesco, i nodi di altri cuori, come? ascoltando il mio, facendone passare la risonanza dagli occhi, dalle vibrazioni della voce, da un gesto..
perché non sono poeta e non so dare parola al mio cuore
i miei ingorghi perciò, restano; li sento e posso toccare quelle zone dure del dentro, dove la rigidità si è costruita residenza stabile senza timore di sfratto, poiché le parole che io conosco e uso sono buone a comprendere forse e a spiegare ma non a creare; non fanno spazio bensì  lo concentrano, de-finiscono e confrontano ma non sono capaci di dischiudere quelle regioni del sorprendente, imprevedibili luoghi che assecondano il salto.. 
un messaggio che giace da tempo nella memoria del telefono e mi regala un sorriso contento quando dice: "Grazie di capirmi così come fai.." ; e adesso c'è un link di un blog amico (grazie R.) che gli fa eco...
tra il messaggio e il link c'è un passaggio temporale e dentro ci sono i miei ingorghi,
con la consapevolezza di non saper leggere il mio cuore  fino a vederne le parti dure sciogliersi in poesia     

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sabato, 15 dicembre 2007

Mi sta cadendo addosso il Natale...
dunque vediamo,  i ragazzi arriveranno il 23 e io terminerò le lezioni del semestre mercoledì 19..uhm

Urge pro-memoria ( tra me e me):  

giovedì 20 - liberare le stanze di A. e di G....
dopo un annetto di cura museale e occhiate struggenti, ho lasciato che le camere dei miei figli diventassero stanze-ripostiglio-soffitta-dispensa...
oh ma mica è colpa mia..."dove lo metto 'sto scatolone vuoto leti?" fa lui un giorno, "per ora mettilo in camera di Ale, poi vedrò io dove sistemarlo" ; il per ora/poi è una trappola di cui il Tempo si vendica immancabilmente. Tutto è cominciato da lì, infatti..; anche se, devo dire che fu un atto psychological correct perché mi accorsi che piano piano la nostalgia si fece meno forte quando passavo davanti a quella porta e "quanto mi mancano..." fu sostituito egregiamente dall'abituale sentimento domestico " che disastro 'sta stanza, bisogna che faccia ordine prima che mio figlio torni..." : positiva apertura di futuro, potere personale, speranza, fiducia etc etc....
e poi sapete com'è, dopo il primo scatolone ci riponi la cyclette del nonno, poi la bilancia che tanto non funziona e in bagno "impiccia", le valigie che faccio fatica ad arrampicarmi nel box del soppalco, e la pianola vecchia...va bene confesso, anche cartoni di vino e salsicce ché la stanza è a tramontana e quel fresco asciutto tipo cantina mantiene...
però poi un giorno provai una vergogna così incontenibile che ..pensai di ammassare altre cose che girano per casa nella camera del fratello: un atto riparatore, ci credo nella giustizia distributiva ..

venerdì 20 - (mattino) preparare lista dettagliata cibo natalizio - raggiungere velocemente la coop assicurandosi di aver messo in borsa la lista.. .
venerdì 20  - (pomeriggio...il tempo incalza) - acquistare piccoli regali  niente di che e/o cosine utile (euro 5-10 massimo a parente/amico) che 'st'anno va così e servono sorrisi e parole buone .. 
cavolo ma a Stefano? (carbone..) no, no scherzo, ci regaliamo il viaggio di Capodanno..

sabato 21 - (mattino/pomeriggio) in cucina!!

domenica 22 - (mattino) perlustrazione panoramica dell' intero abitacolo    
controllare che tutto sia al suo  posto (ricordarsi che i negozi saranno ancora aperti, evitando inutili  ansie - controllare piuttosto che funzionino le stelline luminose Ikea
(pomeriggio.) estrarre dal cassettone la tovaglia di Natale di mamma..salviette, salviettine, centri tavola 
non ti intristire, sorridi tutt'intorno, tu non la vedi ma forse è nei pressi, lei li adorava questi momenti, bello farsi ancora compagnia come una volta...)
rinfrescare, stirare tovaglia salviette e salviettine...(questo ti piace meno, non occorre che sorridi tanto lei non è lì...come a te non le piaceva..)

lunedì 23 - accendere le candele profumate, respirare..arrivo imminente, Natale è adesso..
- evitare con cura l'assalto emotivo in punta di lacrime tra ascensore e ingresso... (ricordarsi il Natale di due anni fa...)
- emettere con sobrietà un accogliente "ehilà siete già qui?" evitando di alzarsi dal divano 
- evitare di  accompagnarlo  con quel lampo struggente degli occhi che fa tanto  "vi vedo così di rado io..." (vale assalto indiretto e manipolativo..) 
- girare lo sguardo altrove mentre sbattono i borsoni lerci al centro del soggiorno.. 
- tenere a mente che intimare "mettete a posto le borse..." è = giocarseli subito...
- non bleffareeee con un elegante "fate pure con comodo..." perché suona "lavatevi le mani, cambiatevi che siete lerci , andate a vedere le vostre stanze che pulite ordinate che sono , che mamma brava che avete...." -

fine del pro-memoria
il resto verrà da sé e sarà Natale.. 

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giovedì, 13 dicembre 2007

una decina di anni fa o poco più, usciva un libro dal titolo promettente (promettente per me é ciò che inizia da un punto di domanda e gli resta fedele ...): Cosa vuole una donna di Alessandra Bocchetti

era ancora tempo di femminismo sessista, di decostruzione dell'ordine patriarcale della società, della storia e della cultura, di separatismo e comunità di donne che discutevano tra donne del modo di essere donne;  la domanda  "cosa vuole.. una donna sembrò rompere quella gabbia di autoreferenzialità in cui la persistenza di un'altra domanda - fin troppo radicale per avere una risposta adeguata - "chi non è.. ", stava rischiando di imprigionare il femminismo storico..
con fatica e passione quel libro e il suo titolo sembrarono aprire una stagione nuova, il tempo del fare, del potere e volere fare: si poteva forse uscire dal recinto del genere per finalmente generare un discorso femminile/maschile, potenzialmente nuovo..

si poteva dare vita e consistenza ad una visione del mondo plurale; un capovolgimento forte e sovversivo che potevano offrire. ormai, solo lo sguardo femminile, da sempre ventaglio di soluzioni simultanee e non definitive, l'ascolto abituato alla pazienza del silenzio e all'attesa e la lenta gestazione di parole altre, non più "asce, secche e senza cavaliere, colpi instancabili di zoccolo" che feriscono a morte le Silvia Plaht di ogni tempo...    

io pensai allora, e ancora lo penso, che questo fosse ciò che una donna vuole: generare insieme, donne e uomini, uno strumento critico potente per cambiare direzione e scrollarsi di dosso - tutti -  la polvere grigia del Pensiero Uno, dell'aut aut, del paradiso e dell'inferno, del buono e del cattivo.. per tutti

e ci credo ancora; che il femminile, che abita per natura ogni uomo ed ogni donna, funzioni come risorsa potente, come esperienza e pratica di emancipazione individuale e di mutamento sociale...
e anche a costo di apparire sognatrice illusa io credo e a tratti percepisco che i maschi non aspettano altro che questo, di potersi concedere un permesso grande, che al solo pensarci solleva, allarga il respiro, fa venire voglia di correre all'impazzata: indossare lo sguardo femminile...come una lente bifocale, che finalmente costringa l'occhio al movimento, al dinamismo intervallato dell'alto e del basso, del sopra e del sotto...del sottosopra...

ma intanto...
intanto ci sono tante donne e tanti uomini che credono sia questione di numeri, di presenze, di quote-donna; ben vengano le presenze in carne e ossa ma che questo non sia sufficiente per curare la carenza del femminile qualitativo, patologia unisex della nostra cultura, che non bastino un paio di mattoni per innalzare un edificio o un po' di terriccio buttato in fretta a riempire orme antiche e tracce profonde, buche e solchi scavati da secoli di pensiero unico, se ne accorge chiunque, maschio o femmina, chiunque voglia fare qualcosa di più in questo mondo che pattinarlo in superficie...   

 

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venerdì, 07 dicembre 2007

non leggo quasi mai la cronaca locale; a dire il vero, nonostante mi sia costato tagliare un cordone ombelicale ben resistente con la lettura del quotidiano, non li leggo quasi più; un giro in internet tra le testate preferite, due o tre editoriali, sempre con quell'attesa mancata di poter "comparare" ...ce lo insegnavano da piccoli che la lettura critica del quotidiano è comparativa, che un evento ha tanti volti da osservare, che osservare non è interpretare...va bé è andata..   
tanto più vale per la cronaca locale...stamattina però non è stato possibile non fare caso ai titoli accanto alle edicole.

Il fatto: due giovanissime - 14 anni - aspiranti veline, hanno passato un "brutto quarto d'ora" - dai siamo realistici, almeno mezz'ora se non un'ora - nell' atélier improvvisato da un istrionico fotografo, armato di macchinari raffinati ma, soprattutto, dell'arma più infallibile in questi casi, la manipolazione di un sogno...

forse sedotte da un significato di speranza, che circola a piede libero rimbalzando dalle cucine ai salotti di casa, dalle  aule delle scuole ai pulpiti domenicali, e che piuttosto che di preparativi per un lungo viaggio tutto da progettare, odora di sogno, di illusione, di vuoto avvenire, di oroscopi e tarocchi,  le fanciulle corrono a posare nude ..ché da nudi perfetti, da buoni  provini e da provetti fotografi uscirà fuori in automatico la carriera... 

in fondo non è successo niente, le ragazze sono sane e salve; a interrompere il crescendo di emozioni dall'imbarazzo al disagio alla paura al terrore, all'ultimo minuto, ecco i papà...
(siamo in provincia, le mamme sono rimaste a casa, cercando di placare la disperazione che sale dalla pancia con il dilemma  che scende dalla testa: cosa dico alla gente? e mentre la testa manipola e mistifica e attenua e giustifica non sanno (oppure  lo sanno?) di essere le migliori complici del bruto fotografo...)

non ho voglia di moralismo, non mi passa per la mente di giudicare la scelta delle due fanciulle, a 14 anni è legittimo sognare..e forse anche dopo; penso, inoltre, che i giudizi che cadono sui giovani da parte dei non più giovani manchino di efficacia,  perché - per fortuna -  rimbalzano contro una barriera che la storia, quando è in salute, trova il modo di edificare, ogni volta che una generazione tenta di appropriarsi di un futuro che non è suo ma di altri; oltre ad essere inutili e inefficaci i giudizi degli anziani abbondano, in compenso, di malcelato senso di impotenza
qualcosa però vorrei dire, oltre al già detto tra le righe... non con un giudizio o una riflessione, piuttosto, con una domanda che, se la si prende sul serio, può diventare soglia di un lavoro faticosissimo ma che vale la pena affrontare.
La domanda è questa: che ci dice di noi, che dice di ciascuno di noi a noi stessi questo piccolo fatto di provincia,  infine banale, meno tragico di tanti altri, che probabilmente accade tutti i giorni altrove?  dove siamo noi rispetto alle scelte di vita a 14 anni, ai papà che arrivano prima che sia troppo tardi, ai cacciatori di sogni etc.etc etc?

"tutto è già qui anche se non si vede
 tutto è già qui nascosto nelle pieghe..."    

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martedì, 04 dicembre 2007

demoiselles  (Picasso)

Ci sono donne che il potere - quel potere che in Italia è moneta e come ogni moneta ha due facce - preferisce non condannare; in fondo l'accusa di omicidio ai danni del prorio figlio è pur sempre un fatto privato e se sconvolge la pubblica opinione è proprio perché ha un'essenza così privata, così profondamente intima che...

e ci sono donne che il potere sente il "dovere morale" oltre che il diritto giuridico di perseguire, condannare, allontanare...; come può sfuggire, d'altra parte,  quanto e in quale misura la stabilità del paese e la tenuta delle istituzioni dipendano dalla tutela del sacrosanto principio dell'"autonomia della magistratura" ?...e qui se permettete io rido, rido fino a stare male... 

Clementina Forleo è una di queste donne, forse

>>>  http://www.repubblica.it/2007/10/sezioni/politica/caso-forleo/csm-decide/csm-decide.html

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