mercoledì, 19 settembre 2007

rivedere un film come rileggere un libro come, ancora, riascoltare un pezzo musicale a distanza di tempo illumina la neutralità della distanza medesima, l'apparente innocenza del trascorrere tra un prima e un dopo

così rivedere ieri notte Nuovomondo (Crialese 2006) porta luce su come ho abitato la distanza tra la prima visione e la più recente
in gioco è la percezione di me...
guardate questo fotogramma:

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la striscia di acqua melmosa segna il distacco,  cesura che appartiene ad ogni decisione,  come inevitabile frammentazione di un popolo, di una comunità  fino a quel momento sostanzialmente identica;  a sinistra c'è  la nave per il Nuovomondo, la traversata di acqua limpida, l'immersione in un liquido che pare latte, il latte (e il miele) della terra promessa..

il fotogramma - la cui immagine non rende - è strepitoso, un lento moltiplicarsi progressivo di piani e livelli a partire dal movimento, inizialmente impercettibile, di un'unità di spazio, tempo e popolo compatta e indifferenziata ....
Crialese qui è maestro, ti costringe a scegliere da che parte stare ..

un anno fa, in prima visione, mi percepii istintivamente oltre, in alto a sinistra della striscia di melma e fango, come chi va incontro alla limpidezza della promessa, sentendosi già immersa nel liquido, simile a latte, del nuovomondo..

oggi io resto nel vecchiomondo, mi tradisco perché mi hanno tradito...
io resto al di qua, stretta nello scialle delle mie stesse braccia, come la terza donna da sinistra di questa immagine - che non rende - del fotogramma...

da qui ricomincio a mischiare musica con i miei post , ora posso (oh, no...non è stata per motivi tecnici l'interruzione...)
ricomincio con un pezzo della magnifica colonna sonora di Nuovomondo, melodia di Salento, Ionio e finis terrae...  

 

  

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martedì, 11 settembre 2007

Un momento, fermiamoci un momento...

lui è di là che canta Something come la può cantare chi dista 20 anni da Help ; si accompagna la voce con la chitarra vecchia, quella che il padre ha lasciato in casa nostra forse per guadagnarsi un poco di nostalgia
domani compirà 25 anni, è veramente Qualche cosa...anzi no, Vera-mente è Tutto o la metà di un Tutto

e io sono qui che rileggo Vladimir Jankélévitch, ogni volta alla ricerca di radici e definizioni che non troverò; ora ho capito che mi basta cercarle, sempre di nuovo, per riprendere a viaggiare, pur senza aver apportato soluzioni all'ultimo problema, che di fatto è solo la faccia più recente di un medesimo problema interiore...un problema di fabbrica, che si acutizza ogni tanto, facendosi più sottile nella forma, nella definizione, nella pelle, nella carne..nelle ossa

dentro l'oscurità de La coscienza ebraica, il libro di Jankélévitch che sto rileggendo, dove le pagine si spartiscono il rimbalzo di una stessa flebile luce, ci sono altre persone: come Kierkegaard, Kafka, Proust, Ŝestov, Simmel, Lindon, ognuno con il suo problema interiore; un personale problema di fabbrica, che è tentazione, a volte, altre è protesta e poi ripiegamento, altre ancora è rinnegamento e conversione..

e di là dallo schermo luminoso di questo personal computer c'è altra gente ancora: ci sono i "noi" noti e amati, i "voi" identificabili e definibili, i "loro" indefinibili ma solo relativamente estranei, perché infine tutti siamo le nostre questioni interiori, siamo i personali problemi di fabbrica, così sorprendentemente simili però da lasciarsi ridurre - qualunque sia l'età -  ad un solo ed unico qualcosa che resta in questione:
come si entra nella definizione che sarà la propria, come si esce dalla propria definizione e come si fa a sottrarsi ad ogni definizione ?

nella soglia come nel mezzo o a pochi passi dal termine, questa pare essere la traccia del  viaggio,  appena iniziato o appena compiuto che sia; è un viaggio che sa di metafisica tanto quanto è vagamente derisorio...
come la lettera di un uomo che mi è arrivata poco fa, che sa di pentimento ma che nulla però, nei fatti,  cancella ...

  

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giovedì, 06 settembre 2007

se penso che esistono tante lettere di condannati a morte - in senso lato - e se penso, contemporaneamente, al fatto che non ho voglia né estro di scrivere da giorni e giorni, devo dedurre che la mia ora agonizzante - in senso lato - è lontana...

blindare la mente nella geometria del sillogismo ogni tanto fa bene, perché snobbare troppo a lungo, oltre ogni limite, la rassicurante simmetria, cara ai nostri migliori predecessori -  i padri medioevali, specialisti nell'incastonare  Dio, natura ed io nella simmetria del migliore dei mondi possibili o i maestri moderni del cogito e del more geometrico demostratum -  non giova, non è sano... 

infine, che due più due facciano quattro, versione logico-matematica di quel  lontano, insistente, ontologico  "ma perché?"  "perché no e basta, vai a dormire..", aiuta a vivere, fa ordine; dove non c'è ordine non ci possono essere cambiamento e rivoluzione...  

ricordo che il mio docente di Psicologia generale negli anni dell'Università esordiva così nella prima lezione degli studenti di primo anno:

"signori, voi avrete già inteso, osservando il mondo, che la cosa più noiosa nella vita è rimanere convinti e assolutamente certi, fino alla fine dei propri giorni, che 2+2 = 4 ; è una vita piatta, mi direte, è fissità, stasi, ripetizione, la normalità è insana...ed è vero ;  sappiate però che la cosa più terribile, più terribile ancora della malattia mentale - che consiste nel ritener per certo che oggi 2+2 = 7856 mentre domani sarà = 5587 e così via, nella infinita sequela delle combinazioni possibili di giorni e di numeri, -  la cosa più terribile, signori, è non darsi per vinti fino alla fine dei propri giorni del fatto che che 2+2 = 4; illudersi che non sia così, non poterci credere eppure doverci e volerci credere; rigirarsi nel letto perché non sia così e anche lottare da soli o in tanti contro l'assurda padronanza di una mera, stupida addizione...e però implorando,  al contempo, che ancora e per sempre, incontrovertibilmente 2 +2 diano 4 e soltanto 4...è davvero la cosa più terribile .
Lavoreremo per un anno su questo carattere oscuro della condizione umana che, tra normalità  e patologia, si affaccia come la nostra unica possibile salute; dobbiamo imparare a preservarla e a goderne gli effetti, perciò. Vi rivelo in anticipo che questa radice sana si può preservare solo se di tanto in tanto si accetterà la noia della norma, la statica certezza che 2 + 2 = 4 e basta ...senza una parola di più."

 

   

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