giovedì, 26 luglio 2007

 una bimba nera ieri ha giocato con me 

sono scesa al mare nonostante, ieri; in modo del tutto inconsueto ho chiesto ombrellone e lettino in un balneare per famiglie, normalmente sto in acqua tutto il giorno e mi stendo dove capita, quando sono stanca di nuotare

distesa sul lettino di stoffa rigata in bianco e blu, un buon libro, molta ombra, finalmente brezza di maestrale dopo giorni e notti gialli e terrigni, di vento torrido africano...

tutto intorno bambini molto piccoli in movimento, primi passi traballanti, esplorazioni verso la mia tana di due o tre maschietti sui 15 mesi...un rapido sorriso ma continuo a leggere "L'Isola" di Marài, mi piace come scrive anche se "La sorella" resta il più bello, così profondo ...
sinceramente impassibile ai tentativi di dolce adescamento dei piccoli, si è dato troppo...

poi arriva lei, la piccola bimba nera, bella che incanta..
resto immobile stavolta di stupore, credo di non aver mai visto niente di più bello; appoggio il libro - la bellezza viva e reale modifica la scala dei valori, lo merita - appoggio gli occhiali sopra il libro, con una rotazione controllata e lenta che mi provoca però una fitta di dolore...

lei mi pare ricambi la mia smorfia prontamente, sono sicura di aver fatto esattamente quella smorfia lì

io la contemplo, da un po' di anni mi trovo a contemplare i gesti dei bambini, è davvero bella, ha gli occhi nerissimi e lucidi con intense trasparenze dorate o forse è il contrasto con la sclera bianchissima e azzurrata a creare lampi d'oro..oppure l'intelligenza, prima di lasciarsi ingabbiare per sempre nel chiuso della mente è colore ...

la mia immobilità probabilmente la incoraggia, sono inerme ed incapace di ogni iniziativa, i bambini non amano essere presi d'assalto...

mi fa un rapido cenno con la manina che io leggo come un "aspetta..", ma non ne sono sicura perché io leggo quasi sempre e ovunque lo stesso messaggio che dice "aspetta...".
Stavolta devo aver letto giusto perché lei torna subito con una manciata di sassolini tra le mani e comincia a metterli in fila sul lettino accanto al mio, quello vuoto, dove ho posato il libro e gli occhiali; ho la sensazione che faccia di nuovo quella smorfia, osservando il libro...

e infatti ci ripensa, si riprende i sassolini, si gira risoluta (beata lei!) e comincia a disporli in fila sopra il mio lettino, negli spazi vuoti di qua e di là di me, in quelli più vicini - mi pare di capire -  in modo che anche io li possa maneggiare senza fatica. La guardo con riconoscenza, mi fai giocare, dunque...
lei abbassa la testa come se annuisse...

così si gioca a mettere in fila i sassi,  osservo come li colloca, non li conta è troppo piccola per la matematica...sembra piuttosto una geometria di innato senso della proporzione la sua.. 

mi sento bene, sono felice...

si avvicina la mamma o forse la zia, bianca,..no, non la rimprovera, forse fa di peggio quando, con la voce anonima del si dice/non si dice e del si fa/non si fa, le propone la più ottusa lettura di un incontro: "tesoro perché disturbi la signora ?" . Avesse almeno azzardato un'ipotesi...

postato da: multiversum alle ore 15:42 | Permalink | commenti (17)
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venerdì, 20 luglio 2007

ho finito ho finito ho finito ho finito ho finito ho finito ho finito ho finito ho finito ho finito ho finito ho finito
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ho finito

postato da: multiversum alle ore 20:18 | Permalink | commenti (36)
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mercoledì, 11 luglio 2007

una passione precoce, oh una cotta vera e propria,  un genere di amore che li preoccupò tanto finché  se ne dimenticarono come io stessa, del resto
gli amori a volte cambiano forma mentre tu cambi pelle, statura e misura di fianchi, si depositano altrove, più in profondità, dove nessuno più li vede; certe volte, inconsapevolmente  diventano modelli, facilitanti se hanno un poco di misura.... 

Nike è un modello impossibile...
che strano però ricordarmi di Nike dopo 40 anni...

postato da: multiversum alle ore 15:21 | Permalink | commenti (32)
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venerdì, 06 luglio 2007

Non accade spesso, però è giusto che qualche volta questo blog multiverso accetti di farsi un pochino più stretto, il soffitto un po' curvo e le pareti in penombra, diventando uni-verso per pochi istanti, l'universo che sono io per me, per qualche attimo con me, come da persona a persona ...

il Libro recita che gli uomini in quel tempo morivano sazi di anni.
Piace leggere queste parole, hanno un suono bello e pieno; se si potessero mangiare avrebbero il gusto buono dei frutti maturi, se si potesse vederne l'immagine sarebbe come contemplare la luce del tramonto, come in queste serate rosso scuro di primo luglio, che il giorno sembra non voglia correre verso la notte, aprire la porta alle stelle e accendere la luna.
Luglio è alchimista; passa i suoi giorni a mischiare il sole con la luna, finché non cessa sazio di tempo. 

Ci piace. Ma non capiamo o almeno io non capisco bene che significa sazietà .
Che ne sappiamo più se questo tempo ci fa conoscere solo povertà, quella che si vede, la povertà dei poveri e quella che non si vede, la povertà dell'opulenza, messa in scena giornaliera del gioco assurdo del consumo e dello spreco; l'opulenza non è la fabbrica dei sogni ma l'officina dove si saldano innumerevoli scarti. 

Satis  significa  sufficiente, abbastanza, cioé quanto basta; la sazietà non deborda bensì è misura; è sazio allora chi prova soddisfazione del limite, non perché si privi e campi di rinuncia ma perché vede il limite, il confine tra sè e gli altri, tra la sua vita e il resto e si cura di sé.
Che "la misura non è mai colma" non vuol dire che c'e sempre di più da volere, da prendere e da riempire, da consumare e da sprecare, ma significa che la pienezza e la misura sono grandezze  inconciliabili e che se la misura è confine la pienezza (s)confina, massifica, rende tutto e tutti uguali. 

Morivano sazi di anni, sufficienti a se stessi, quanto era bastato per scorgere... il limite ..
per vedere quel confine che io trovo ancora così difficile e doloroso riuscire a leggere: dove sta propriamente la vita mia, dov'è il limite che mi distingue veramente, saziandomi?

Vivendo ho letto tanti segnali e ho imboccato parecchie direzioni; sta là, ok vado.
E là pareva esserci, per un po', di che far corrispondere - quanto mi fa male dentro il solo suono di questo verbo, pronunciato a caso in un giorno qualunque da una persona qualunque  -  la vita mia con la vita di altri.
Là e là e ancora più in là sono andata, ho messo tutto a posto, ho spolverato, pulito, imbiancato, suggerito, ascoltato, parlato, sollevato. Con gioia certo, credendo di saziarmi.

Ora sto seduta su un paracarro - immagine rubata a Paolo Conte - dove al posto del km del mio viaggio, c'è scritto non so che, neanche più lo leggo...ma non aspetto Bartali; perché quelli come Bartali passano quando la storia, che è la strada del viaggio di tutti, è paesaggio con vista e ha un orizzonte, dentro il quale ciascuno può discernere tra gli altri, il suo tracciato personale, senza più mischiarsi se non non sa o non può o non deve corrispondere..

Non si può morire sazi di anni quando non c'è più un orizzonte in vista, si muore grassi, obesi di futile riempimento. Si muore a caso, si muore e basta..   

postato da: multiversum alle ore 16:27 | Permalink | commenti (22)
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domenica, 01 luglio 2007

                

Si che ho fatto bene a fidarmi ....:-)

postato da: multiversum alle ore 22:36 | Permalink | commenti (18)
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