venerdì, 22 giugno 2007

 

"Questo cosmo che è lo stesso per tutti, non lo fece alcuno degli dei o degli uomini ma sempre era , è  e sarà fuoco sempre vivente che si accende e si spegna secondo giusta misura"
Eraclito, fr. B 30

"In principio Dio creò il cielo e la terra. La terra era un caos senza forma e vuota; le tenebre ricoprivano l'abisso e sulle acque aleggiava lo spirito di Dio . "Sia luce" Iddio disse, e la luce fu. Vide iddio che la luce era buona e separò la luce dalle tenebre e chiamò la luce "giorno" e le tenbre "notte". Così fu sera poi fu mattina: primo giorno
Genesi, 1,1-5  

Un confronto testuale impossibile però utile, forse,  per cogliere due posture culturali difficilmente conciliabili, una doppia incisione della trama dell'Occidente, come un bivio  tra due "occidenti" possibili : .Atene con Gerusalemme, un rapporto difficile, ancora da pensare...
Simuliamo siano due persone: Atene vede, contempla, percepisce e sperimenta la natura che si manifesta al suo stupore, come un cosmo, un ordine naturale perfetto e inderivato, che preesiste agli uomini  e ad essi sopravvive perché è dotato di senso proprio; Atene pensa che per quanto ne possa sapere e conoscere, sempre si stupirà; la natura come totalità le resterà inconoscibile e perciò ne rispetta i cicli e il movimento autonomo. Atene vuole che la natura sia così come è, le basta. 
Gerusalemme (poi Roma) non vede la natura ma un mondo creato dalla volontà divina e affidato al possesso della volontà umana; sa che lo conoscerà per intero- basta affinare gli strumenti- è terra infinitamente disponibile per costruire, abitare, produrre oggetti, fare storia. 
Atene se non avessero vinto Gerusalemme e Roma oggi ci aiuterebbe a mescolarci con tutti gli esseri naturali, a rispettare la natura, a vivere secondo l'ordine naturale (cosmico) delle cose.

 Se più o meno le cose stanno così, possiamo realisticamente ritenerci capaci di cura verso la natura? possiamo diventare cosmopoliti se ci sfugge l'ampiezza , la potenza e l'autonomia del cosmo?    

  

(elaborazione di un pensiero "alto" di Umberto Galimberti...)

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giovedì, 14 giugno 2007

"L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà: se ce n'è uno, è quello che è già qui, che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme.
Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno , farlo durare e dargli spazio
"

(Italo Calvino, Le città invisibili)


Da Calvino a Senza......on the road :

"Parto dall’entusiasmo con cui Donna Bissodia in questi giorni sta scandagliando YouTube alla ricerca di filmati d’epoca, che ci propongono (e non, attenzione, ri-propongono) personaggi per noi mitici, che cantano, parlano, leggono brani che conoscevamo a memoria per averli ascoltati (e non guardati) o letti (e non ascoltati o guardati). (anche io, per la mia parte, come tutti, nel mio blog ne ho proposti alcuni, nel template); e parto anche dalla constatazione che se per “noi” trenta-trentacinque anni fa era normale immergerci in libri di due-tre-seicento pagine, adesso i ragazzi, come dice catomaior, probabilmente non li concentri su storie più lunghe di un “corto” a fumetti. Questo di per sé non è un male; oggi viviamo in un mondo che comunica a tutto tondo, che comunica velocemente, che consuma velocemente le emozioni e i sentimenti, secondo clichè commerciali. Ma mi domando come avremmo “fruito” noi i nostri miti se avessimo potuto avere all’epoca, a portata di mano, i video di you tube. Voglio dire: questi filmati sono girati all’epoca dei fatti, anni sessanta-settanta, ma noi ne ignoravamo l’esistenza, la comunicazione non ce li portava, non ce li rendeva raggiungibili, e noi su quanto ascoltavamo dai dischi, leggevamo dai libri, costruivamo i nostri mondi fantastici. Al massimo c’era qualche foto, ma sia la radio che la tv erano sigillate per certe cose, e questo è stato fino agli anni ottanta, o fine settanta. Solo dopo abbiamo potuto sfogliare rari libri , come “Dreamers”, in cui Fernanda Pivano mette a disposizione foto in cui si intravvedono Kerouack, Gingsberg, Dylan, Jodorowsky e company, da soli o riuniti, foto ricordo di autori di pagine, musiche, film imparati quasi a memoria (e oggi quasi dimenticati…).
Non più tardi di dieci anni fa, entravo alla City Lights di San Francisco in pellegrinaggio, quasi in adorazione, per un mondo lontano nello spazio, ma soprattutto nel tempo. E adesso, fai click, e un Jack Kerouac serio e composto ti legge brani di on the road, al pianoforte. Perché è così che accadeva, che è accaduto.
La pubblicità in questi giorni ti dice “In edicola Tex Willer a colori come l’avete sempre sognato!…”. E’ vero, io i colori di Tex li ho sempre sognati, e quindi non li voglio vedere dal vivo, sono diversi da come li sognavo, io voglio Tex in bn, che per i colori mi arrangio io, come sempre! Ma i ragazzi di oggi? Li abbiamo abituati al colore. E questo non è male. Ma come sognano? Cosa sognano? Sognano? speriamo di sì "
 

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martedì, 05 giugno 2007

Mi fido di te ...

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sabato, 02 giugno 2007

sicuramente qualcuno l'avrà detto e pensato prima e meglio di me..
del resto, lo scotto che paga l'occidente "libero" e colto - !! - ma specialmente noi europei, è che tutto o quasi è stato già detto e mille volte rimesso in questione: è il bello e il drammatico del metabolismo culturare, è lo stupore e il disincanto giornalieri di chi abita questo vecchio mondo..

ho pensato che le formule  "sinistra" e "destra" culturalmente non hanno più nulla da dire, sono contenitori vuoti, la storia va - chiedersi se vada avanti o indietro è una vera sciocchezza - la storia va perché oltre che percepirla come  a venire non è concesso..tutto il resto è rappresentazione astratta, robe di comodo 

quelle parole "sinistra" e "destra" sono stati utili per molto tempo come concetti-territori e concetti-creazioni; questo è vero, e pare quasi di provare nostalgia nel salutarle; ora però sono concetti-oggetti, che non spaziano e non consentono di spaziare, di orientarsi, di scegliere ma servono a tenere in vita, malamente, differenze non più reali, visibili, tangibili...
oh si, servono a farci giocare alla guerra queste formulette, a far litigare la gente, come il gioco delle tre carte - sinistra, destra, centro e da capo.. - a un certo punto l'imbroglio non fa più alleanze e finisce che si litiga;  è che il potere ci vuole disattenti...

allora avrei deciso, dato che la differenza che prima le formule sapevano indicare ed ora non sanno più cogliere, c'è e va mantenuta  - caspita se c'è - avrei deciso di orientare la mia testarda capoccia in questa direzione, che per una volta è ostinata ma non contraria...è un'altra, è differenza :

esistono modi di essere,  di pensare, di agire che appartengono ad una visione del mondo liberale  ed altri che rimandano ad una visione del mondo illiberale ...

del resto non viviamo la società globale, non dobbiamo oltrepassare i recinti tra mondi?

la parte mia - ché non si vive senza postura, parte e posizione - sarà è sempre stata quella liberale: dalla parte del relativo, dell'inconcluso, del transitorio, del molteplice, dell'accidentale, del plurale..
e spero di essere in buona compagnia, fregandomene altamente se liberale ...pare di destra..
liberale fa laicità, e fa socialismo quello vero....
cari compagni del mio tempo più lieto, che state resuscitando i fasti del glorioso scudo crociato, se aveste letto un po' di più Gramsci, meno marxismo  e più Marx a quel tempo e poi più di Bobbio e meno di Toni Negri..)  

tant'è , è andata, adieu

mi bastano quattro parole, due gesti, un modo di raccontare e di guardarsi negli occhi per riconoscere la liberalità - benché a volte ci vogliano anni ma questo è un altro discorso se c'è di mezzo il cuore...- 
e quanto ci vuole poco a sentire la rabbia che sale e  vibra quando UNO parla per tutti, fa, propone e dispone in sostanza e in verità ...
illiberalità è unilateralità, è monarchia anche se parla di democrazia e dice qualcosa di sinistra..
è la festa della repubblica, oggi, viva la repubblica, viva la confederazione di stati che ognuno di noi è , come corpo biologico e come mente pensante... 

liberale o illiberale, infine, è cosa di chiuso-aperto, di caldo-freddo, di dentro-fuori,  di lineare-curvo e di tanto altro...è cosa di vita, di rapporti e di incontri prima che di politica...

alors "destra/sinistra" adieu  

 

postato da: multiversum alle ore 14:04 | Permalink | commenti (14)
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