giovedì, 29 marzo 2007

e così da ieri altri trenta dottori in filosofia circolano per le vie del mondo liberamente (1. liberi da impegni di lavoro chissà fino a quando 2. liberi perché la pratica filosofica a saperla toccare nel fondo della sua astratta scolastica è pratica di libertà, almeno alcuni di noi ce la mettono tutta perché lo sia, possa continuare ad esserlo o riprendere ad essere ..nonostante.. )  

tant'è che uno di loro ha dedicato la propria tesi, lavoro assai pregevole efficace e intelligente, al gatto ...
in esergo un suggello di poesia e di passione per l'amata Giuse, che lì per lì odora di fidanzata ma poi si capisce che è proprio lei, la gatta

più liberi di così ...

mi assento per qualche giorno, vi lascio una vecchia molto vecchia canzone di Ivan Graziani
mi ricorda cose belle, aria tersa come il tempo a venire e il fascino di un barbarossa ruvido e gentile  

 

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sabato, 24 marzo 2007

"Chi mangia da solo si strozza" è un proverbio che proviene dal centro-Italia, forse di origine abruzzese ("chi magna da solo s'affoca" ..) ma poi non ha importanza da dove

il proverbio è un giramondo. Figlio di un popolo indefinibile non ha debito di responsabilità per ciò che afferma e che porta ovunque a casaccio, come una folata di vento improvvisa ..
mantiene, anzi, un credito di universalità per sempre...
un qualsiasi pro-verbio, a farci su un piccolo ragionamento, non è che un incontro di parole in verità, uscite da una saggezza seconda; il pro-verbio guarda avanti, infatti, pro-spettando futuro; senza riguardo al passato e senza scendere a patti con il  
qui ed ora..
come fosse un progetto con le ali o una specie di utopia collettiva e silenziosa, la cultura dei proverbi non ha mai preteso ufficialità di voce nella storia; figlio di un linguaggio minore, ironico  giocoso, ama l'iperbole e il paradosso,  lavorando ai fianchi la sapienza, mordicchiando i dati di fatto; il proverbio stuzzica, insinuail dubbio, spiazza, passa ovunque e non si insedia mai, se ne va sempre altrove a proverbiare... 

Ma che volevo dire? 
Questo: anche chi viaggia da solo si strozza o s'affoca...
soffoca certe volte chi si sposta da un luogo all'altro rapidamente senza realizzare un vero viaggio, senza curiosità di luogo nuovo e desiderio di restare per un po' dove c'è da scoprire conoscere e riconoscersi capaci di cambiare.   
Si strozza e s'affoca perché viaggiare senza viaggio gemina pensieri,  rivoli di pensosità chiusa, che non si scioglie in parole gesti e sguardi; soffocante, si attorcina su se stessa spesso perdendo contatto con la cosa, la realtà da pensare; libera? mah, un po' falsa la sua libertà, è leggerezza fastidiosa, come un cavallo imbizzarrito, come una mosca che ha invaso l'abitacolo e non si riesce a dirottare verso il finestrino: ti molesta e certamente non ti distrae..
chissà poi dove si va a cacciare questa pensosità quando, come la mosca che per un po' si posiziona tra particelle invisibili di microscopici resti di cibo,  si mette buona buona a collegare certi  puntini della vita..1 va verso 2 che va da 3 che raggiunge 4 che si volta a guardare 5 ...storie strane...

intanto io sto guidando tra Rimini e Forlì e attraverso come niente fosse il Rubicone chiedendomi se  lui avrebbe mai potuto immaginare che sarebbe stato così facile e banale per milioni di persone pensose dentro milioni di auto al giorno...fare il grande passo, il gesto disobbediente..da capo ogni volta a trarre dadi.
Che il
dado è tratto io lo so ma evidentemente la signora pensosità non ne vuol sapere e dai che lega, ricollega, organizza il  remake di un film nuovo che è sempre quello..con un tocco di colore  più intenso e qualche passaggio inedito    

La grande strada è come un passaggio infinito, se ne segui le linee sulla mappa topografica di Europa ti pare  non finisca mai...
solo il mare interrompe la rete interminabile ma poi per quanto tempo ancora, chi lo sa 
quando ci sei dentro, di vie di uscita ne vedi ma non sono veri approdi, solo tagli effimeri di rampe - piste da giocarci ancora a  palline - a spezzare questa linearità infinita con finte soste, abbozzi un po' ridicoli di economia domestica, caricature - inquietanti - di riposo familiare,  pausa che non placa..

A quel punto per fortuna è l'ironia che mi dà una mano a cacciar via la pensosità che "m'affoca".
Ma guardati intorno, guardati dentro, non è tutto auto-strada?  
strada di auto mobili ma non solo..non ti dice niente quella parola: auto? non dice di pensieri avvinghiati a se stessi, autoreferenziali, senza uscite di dialogo, chilometro dopo chilometro  casello dopo casello... 

bé si - mi dico riassestandomi il corpo, scrollando le spalle e accelerando un po' che si sta facendo tardi...- "chi  viaggia da solo s'affoca " così come "chi mangia da solo si strozza"..
e mi scappa da ridere con qualcuno che non c'è ma c'è       

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mercoledì, 21 marzo 2007

ci vuole emozione del dire e sensibilità dell'ascoltare per apprezzare questo canto di Gianmaria e molti lo apprezzano infatti, amabile, delicato com'è  

ci vuole l'abito della semplicità per gustare questo racconto a canzone, come per annusare fioritura di montagna quando per poco non è ancora primavera
o per ascoltare silenzi di siesta contadina nel pomeriggio, fazzoletto di cotone a scacchi grandi a proteggere il collo ma senza stringere

ci vuole talento di solitudine avvezza a immaginare per toccare il senso delle parole e per lasciarsi toccare, poi, con  il sorriso-cicatrice di una ferita recente, metterle in tasca, dove suono e parole saranno dimenticate ma.. che si possano sfiorare certe volte con dita leggere, solo per ricordo

ci vuole ancora qualcosa...
forse un dolore ma
piccolo, come il morso di tristezza che stamattina ha discostato di poco la persiana - con la mano "ma che non veda nessuno" -  e ha sussurrato ad un qualunque cielo: "benvenuta primavera..."   

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domenica, 18 marzo 2007

Emilio Gadda, La cognizione del dolore,  credo si debba leggere e rileggere, adesso..

adesso che è come vivere un'epoca zero, adesso che cedono anche le ultime briciole di certezze ingenue e bambine, il Progresso, la Comunità, l'Amore, la Fede, il Partito, la Scienza, adesso che li vediamo maltrattarsi tra loro apertamente questi ideali-nomi, queste maiuscole altisonanti ...e maltrattarci le vite ..
adesso che la smania di certa scienza,  di quei saperi che a un certo punto a nostra insaputa hanno scambiato i mezzi con i fini e ci hanno convinto che il senso della realtà tutta, storia, natura, psiche, si lasciasse ricostruire grazie all' abile gioco delle cause e degli effetti, anche il minimo dettaglio e...
tout se tient , basta avere tra le mani una buona teoria..
adesso che i dottor Freud, i dottor Spock, i prof. Alberoni non ci incantano più e al limite meglio la cabala, l'astrologia, il brainstorming (ovvero come offendere la vita della mente...)
adesso, tra quel poco o molto che singolarmente si può fare, è anche tempo di incontrare gente come Gadda, di sfogliare per la prima volta o rileggere con sguardo differente le sue pagine...
tanto per farsi una "cognizione", dopo tanta "conoscenza" astratta, di quel pasticciaccio che è il processo che chiamiamo vita..
un processo multiplo, visibile e invisibile, sempre reticente ad essere interpretato, vita caotica, oscura, sospesa, drammatica, tragica, comica, grottesca, barocca, sia che capiti di viverla sotto il "cielo o clima" sudamericano del Maradagàl sia sotto il  "cielo o clima" di una lombardissima Brianza, "terra, se mai altra, meticolosamente perticata"..

I pesanti conflitti tra il figlio ingegnere elettronico esperto di scienza Gonzalo, Gadda stesso, e la madre, con l'immancabile oltraggio contro il  padre (fu un gioco da ragazzi leggere il libro per intero con la sola lente psicoanalitica..), il dileggio sprezzante contro la grottesca ipocrisia di provincia della borghesia dei valori "giusti, naturali e patriottici", l'arte di mandare al diavolo baracca e burattini compresi i quotidiani noiosissimi fantasmi interiori, l'arte del rancore  della rabbia del disprezzo se necessario, senza edulcoranti rifugi  nell'Amore generalizzato, cioé nell' amore di sé spacciato per amore del prossimo,  tutto parla un linguaggio che comunica pratiche di libertà e di dignità umana, stimolando  il desiderio di cognizione autonoma del "pasticciaccio" inevitabile.. 

Consiglio di leggere questo libro di Gadda, mi permetto di farlo, nel blog non mi sono mai data questo permesso, è la prima volta..
è che sono convinta che sia una lettura di grande speciale utilità, in questo tempo, dentro la trama (se poi c'è  trama..) di un presente che gira a vuoto bighellonando - come in cerca di pepite perse per sbaglio o dimenticate dal passato  - tra i resti desolati di un muro crollato troppo tardi e le rovine insaziabili di vendetta di due torri gigantesche andate in malora in pochi attimi. 
   

  

 

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giovedì, 15 marzo 2007

Non si parla che di "valori", valori perduti, valori dimenticati, valori infranti...
si parla di tutto e si parla di niente  perché i valori, qualsiasi valore, quando se ne consegna la gestione integrale a chi lo vuol serbare intatto resta per sempre astratto, cioé privo di valore...

ogni uomo e ogni donna, ciascuno di noi è un potenziale creatore di valori anche se in genere non lo sa, non ci pensa nemmeno, e del resto nessuno va a scuola ad imparare come si diventa creatori di valori ..
piuttosto ognuno di noi è andato e va a scuola ad apprendere un pacchetto di valori già dati, e bellamente intatti, li impara a memoria ché tanto son sempre gli stessi poi, una volta assimilati, applicarli viene da sè..finché dura   

ma come si fa a diventare creatori di valori?
bé intanto si potrebbe cominciare a dire forte e chiaro cosa e chi si considera valore, a urlarlo se necessario...

come fa ora e qui questo gentiluomo napoletano che state ascoltando..       

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lunedì, 12 marzo 2007

prove, esperienze, esperimenti...e altro, i piedi ad esempio

con una decina di allievi lavoro in questo semestre, tra pratica (soprattutto) e teoria (quanto basta..) intorno alla persona (ma no?..) e alle sue avventure vissute, narrate, culturalizzate, storicizzate, interpretate, immaginate...  

l'approccio, diversificato, plurale, felicemente relativo.. o felice di lasciarsi contagiare da saperi altri e di altri - va detto che della parola filosofia a noi piace il viaggio che inizia dalla cura della filia piuttosto che dalle fondamenta in cemento armato della sofia  -  l'approccio, dicevo, è a sua volta centrato sulle potenzialità, talenti, abilità, bisogni delle persone che siamo, loro ed io e altri partners virtuali..
io, tu, loro insomma noi che ci mettiamo in gioco per trenta ore complessive con una posta fin troppo alta: la scommessa che personalmente siamo assai più saggi del nostro intelletto...

che significa essere persona ed essere in relazione, come si fa, come si è come si diviene come si cambia...  questi all'incirca i nodi di un percorso-esperimento-prova-esperienza dai requisiti didattici minimi (..non è detto.) e dalle pretese esistenziali e formative alle stelle (è detto..)

fatto sta che stiamo bene insieme, impariamo a bucare il codice rigido dei ruoli rispettivi, pur lasciando l'inevitabile asimmetria, e ad entrare nella relazione e nei suoi imprevedibili intrecci; c'è nell'aula un clima di sorriso,  c'è più curiosità e desiderio che non aspettativa, più voglia di esperienze che necessità di valutazione, più contatto che verifica

la prova andrà come e dove andrà, qualcosa resterà e qualche altra no, come sempre del resto, l'accademia dei filosofi ab aeterno (in teoria sarebbero colleghi) forse ci lascerà fare senza reagire, in attesa che il "gioco" ci stanchi oppure reagirà e chissà come reagirà...non importa più di tanto

intanto noi continuiamo a giocare questo gioco di verità che promette dotazione di equipaggiamento per pilotare la vita personale, per avere cura degli incontri, per gestire i conflitti, e continuiamo a stupirci che la fine delle due tre ore consecutive della lezione ci sembri un dispetto del tempo e non un'attesa interminabile...poi ci pensiamo su e ci rendiamo conto che panta rei...scorre e fluisce il senso delle cose quando la soglia del sistema-vita si impara ad aprirla anche senza la chiave del sistema-pensiero, quando la  vita la si incontra nelle forme di un mondo comune, quando la si ospita e ci si fa ospitare;  non passivamente acefali però felicemente incorporati... 

... è come se là dove le persone vanno a imparare e a sapere di filosofia la filosofia fosse di casa finalmente, ospiti insieme, sapere vita e persone, di una casa comune..

mi aspetto dagli amici viandanti contributi , idee, suggerimenti, sprezzature, tutto...
tranne critiche di utopismo veterosessantottino...no eh? 
( è che l'equipaggiamento per pilotare la vita non può escludere un tot di intolleranza...q.b. ;-)  )    

 

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venerdì, 09 marzo 2007

Post- parentesi 

mi ripeto spesso, molta gente si ripete e i motivi sono vari
nel mio caso conosco almeno due ragioni

- l'una facile da intuire è fisiologica alla mia postura cronologica (suvvia detto così è carino..)  
- l'altra è fisiologica alla postura esistenziale e professionale, che lego insieme perché credo che non si studia/ricerca/scrive/insegna efficacemente né volentieri in assenza di questo nesso e della fatica che si fa a prenderne consapevolezza e farci i conti ..

Apro una parentesi

certe attività cosiddette lavorative non rientrano nella rubrica "il posto" (ho trovato un posto lì o là, mi hanno dato/offerto un posto di etc.) o almeno non vi rientrano prioritariamente e immediatamente; quel nesso profondo che lega la professione con il modo di essere personale non fa di questo genere di attività un'occupazione che semplicemente colloca tizio piuttosto che caio nel mondo del lavoro e stop, come dire : c' ho un posto mi pagano poco ma meglio così che peggio (la citazione è del tutto casuale, tengo a precisarlo..)
insomma è come se prima che con l'ente o l'azienda o l'istituto che mi collocano e mi fanno posto dandomi "il posto", fossi tenuta a contrarre una sorta di tacito invisibile patto vincolante l'intera  persona che sono, con un mandato di fiducia il cui mandatario non è in vista ed è privo di connotati precisi:
sono  tutti e nessuno, è la vita, è il futuro possibile, un pacchetto di ideali, un'utopia realizzabile, quattro valori, un dio nascosto, tre principi, due foto di bambini africani, tre puttane intorno ad un falò, quattro cani per strada, occhi di velluto nero un po' sciupato di bimbi Rom, un'autobomba, una foto ricordo da un lager... tutto questo e anche di più

Ci sono lavori che non sono "posti" e perciò  non di solo lavoro e di moneta insegnano a campare ...
non penso solo alla mia attività e a quelle sinergiche con la mia, penso a molte altre professioni; e penso che se si fosse ancora capaci di cogliere quel nesso profondo che le collega all'essere persona per intero e si fosse pronti a leggere l'anonimo mandato di fiducia che ha inciso dentro, si avrebbe voglia di prendere sul serio la promessa di futuro, iscritta nell'etimo 
professio..
Penso alla scelta di "fare politica", ad esempio; decidere di diventare parlamentare o senatore per trovare collocamento, per avere un "posto sicuro" (stipendio più pensione dopo un solo mandato mi pare) è uno "stile" dilagante tra molti giovani e anziani, a prescindere dai partiti... e se i partiti godevano già di poca salute tempo fa, la politica del club dei privilegiati e quella del posto sicuro dei poveri diavoli hanno dato il colpo finale.. 
Credo che questo sia uno dei motivi della attuale debolezza della politica, uno dei tanti non trascurabile però, e della sua condizione di estrema ricattabilità; la ricattabilità e il trasformismo non possono dipendere soltanto da un sistema elettorale benché assurdo e forse concepito in malafede... 

Chiudo la parentesi.

Ho iniziato con il dire che mi ripeto, infatti la mia intenzione oggi era un'altra, scrivere qualcosa sulla bellezza di togliersi le scarpe in primavera e volare via a piedi nudi..
poi mi sono detta che ho parlato tante volte qui e altrove del viaggiare la vita a piedi nudi, a contatto di tallone...anche se oggi nella mia testa lo stesso pensiero era così diverso dalle altre, colori giallo azzurro verde, un altro stile..
e così mi è venuto in mente che sono una che ripete
allora ho desiderato capire e raccontare perché mi ripeto .
e ne è venuto un post- parentesi

tutto questo giro di valzer, da pensiero a pensiero, tra una parentesi aperta e una chiusa, che assomiglia alla vita e alla mia professione, spiega meglio di altri argomenti che ripetere  non è segno di povertà di idee da riciclare, non sempre con l'età ci si inaridisce..
se le si tiene strette alla vita le idee e i pensieri li si lascia andare a quel che accade - perché la mente ha da essere generosa prima di tutto..- è un po' come andare al varietà o come quando si apre in petali larghi lo stesso fiore, come guardare dentro un caleidoscopio che ti hanno regalato da piccola, come veder nascere l'ennesimo figlio da una stessa madre..
come un multiverso insomma..
 

  

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mercoledì, 07 marzo 2007

"i rami di cento mimose e ramo con ramo intrecciare"
deli suggerisce abbracci da persona a persona

non sento di avere legami e attaccamenti particolari con le celebrazioni e le festività in genere...
con un'unica eccezione forse, il mio compleanno; mi stupisce ogni volta la gioia sempre quella, sapore e odore gli stessi, che le prime ore del mattino mi restituiscono identica, anno dopo anno; per poche ore solo minuti ormai, la sento intatta, percezione di armonia, la stessa di allora e di prima di allora; e loro che ritornano alla presenza intatti, in un istante magico.
Poco dopo tutto ridiventa normale, il giorno diventa un giorno come un altro; anzi, a sera, potrei anche sinceramente dolermi del numero dei miei anni e pensare che sarebbe bello avere qualcuno accanto che per poche lire ti faccia la cortesia di compiere gli anni per te, magari non tutte le volte, qualche compleanno speciale piace viverlo...quelli a cifra tonda ad esempio, che arrivano i magi quasi sempre..

ma dicevo che non sento particolarmente la forza delle celebrazioni...
compresa la festa della donna..

tutelo il femminile e non solo in teoria, la dignità e la grazia con cui la femminilità attraversa il mondo mi stanno a cuore e in certi casi mi hanno commosso; ma ecco, il femminile comunque, a prescindere che sia incarnato, come è nella stragrande maggioranza dei casi, in persone-donne o altrove e altrimenti...
è per questo che, preferibilmente, riconosco il femminile nel volto femminile della persona umana e infatti così lo chiamo..

certi gesti, certi sguardi, certi modi di essere, un certo stile del rivelarsi e del ritrarsi, del costruire operoso e dell'attendere (forse lo stile più bello del femminile è questo mettersi in  gioco aderendo alla libertà di manifestarsi e di celarsi che è propria della realtà naturale ) si presentano a me come un insieme di dati sensibili indifferenziati senza o, meglio, oltre il taglio preordinato dalla differenza di genere..
di questi gesti, sguardi, stili ho trovato povera e persino priva qualche donna a volte - pochissime volte ma crudamente reali.. -  e altre volte, sfiorando i miei,  dati sensibili imprevisti, risoluti o timidi, paurosi o aggressivi, di persone-uomini mi hanno stupito 

così, se proprio è necessario avere in calendario un giorno di celebrazione, mi piacerebbe che fosse festa della persona ...
di ogni persona consapevole del potere che ha (e che è) di essere tutti i suoi sentimenti, di arricchire il mondo di dati sensibili, disposta a rivelarli donarli e mischiarli ..anche a proteggerli ritirandoli dalla circolazione se necessario, avvolti all'occorrenza dentro un velo di pudore e di organza leggera.

     

   

postato da: multiversum alle ore 18:18 | Permalink | commenti (20)
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