mercoledì, 31 gennaio 2007

le parole mancano anzi ad essere proprio sincera...non ho parole
quando capita, non è la prima volta, faccio parlare per me e di me le parole di altri.
Stasera passo parola a una poesia, a una poesia d'amore addirittura ma poi ci ripenso e la trascrivo in prosa...rende meglio la prosa..
belle vere giuste lo stesso le sue parole e se perdono in ritmo e armonia guadagnano in fedeltà alla vita..
perché le stupefacenti forme tutte diverse di uno stesso attaccamento, che per comodità o per superficialità gli uomini e le donne riassumono da secoli dentro una parola indefinita e inafferrabile - amore  - infine non sono che orme, più leggere più pesanti, su neve su sabbia su asfalto su calce fresca su fango, solo orme che si lascia indietro, trascorrendo, la prosa quotidiana...

"Il cavaliere dell'eterna giovinezza seguì verso la cinquantina la legge che batteva nel suo cuore.
Partì un bel mattino di luglio per conquistare il bello, il vero, il giusto. Davanti a lui c'era il mondo coi suoi giganti assurdi e abbietti, sotto di lui Ronzinante triste ed eroico.
Lo so quando si è presi da questa  passione e il cuore ha un peso rispettabile non c'è niente da fare Don Chisciotte, non c'è niente da fare dovevi andare a sbattere contro i mulini a vento e i commercianti dovevano buttarsi addosso a te per riempirti di botte, non c'è niente da fare Don Chisciotte ma tu sei il cavaliere invincibile degli assetati e come una fiamma vivrai per sempre dentro il pesante tuo guscio
e Dulcinea sarà ogni giorno più bella
"

(Nazim Hilkmet, Don Chisciotte  Poesie d'amore) ...e non è detto che Don Chisciotte sia di genere maschile...

* In sottofondo altre parole belle vere giuste, in prestito da Francesco Guccini,  Autunno ...che adesso è arrivato..

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venerdì, 26 gennaio 2007

 

 

..i tuoi capelli d'oro Margarete....
..i tuoi capelli di cenere Sulamith...

Nero  latte dell'alba lo beviamo la sera
lo beviamo a mezzogiorno e al mattino lo beviamo la notte
beviamo e beviamo
scaviamo una tomba nell'aria là non si giace stretti.
Nella casa abita un uomo che gioca con i serpenti che scrive
che scrive all'imbrunire in Germania i tuoi capelli d'oro Margarete
lo scrive ed esce dinanzi a casa e brillano le stelle e fischia ai suoi mastini
fischia ai suoi ebrei e fa scavare una tomba nella terra
ci comanda ora suonate alla danza

Nero latte dell'alba ti beviamo la notte
ti beviamo al mattino e a mezzogiorno ti beviamo la sera
beviamo e beviamo
Nella casa abita un uomo che gioca con i serpenti che scrive
che scrive all'imbrunire in Germania i tuoi capelli d'oro Margarete
I tuoi capelli di cenere Sulamith scaviamo una tomba nell'aria là non si giace stretti

Lui grida vangate più a fondo il terreno voi e voi cantate e suonate
impugna il ferro alla cintura lo brandisce i suoi occhi sono azzurri
spingete più a fondo le vanghe voi e voi continuate a suonare alla danza

Nero latte dell'alba ti beviamo la notte
ti beviamo a mezzogiorno e al mattino ti beviamo la sera
beviamo e beviamo
nella casa abita un uomo i tuoi capelli d'oro Margarete
i tuoi capelli di cenere Sulamith lui gioca con i serpenti

Lui grida suonate più dolce la morte la morte è un maestro tedesco
lui grida suonate più cupo i violini e salirete come fumo nell'aria
e avrete una tomba nelle nubi là non si giace stretti

Nero latte dell'alba ti beviamo la notte
ti beviamo a mezzogiorno la morte è un maestro tedesco
ti beviamo la sera e la mattina beviamo e beviamo
la morte è un maestro tedesco il suo occhio è azzurro
ti colpisce con palla di piombo ti colpisce preciso
nella casa abita un uomo i tuoi capelli d'oro Margarete
aizza i suoi mastini contro di noi ci regala una tomba nell'aria
gioca con i serpenti e sogna la morte è un maestro tedesco

i tuoi capelli d'oro Margarete
i tuoi capelli di cenere Sulamith

Paul Celan , Poesie

oggi più che mai l'evidenza dell'istinto mi parla di un ebraismo che circola nelle vene e mi vive dentro pur senza certezza di racconto familiare. Verità interiore, il resto ha poca importanza...

 

 

 

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mercoledì, 24 gennaio 2007

 

La cambiamo questa canzone "criptica" che ne dite?
eventuali consigli e suggerimenti?

(promessa mantenuta...)

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domenica, 21 gennaio 2007

si chiama afasia cognitiva ...ha detto così...

non è afasia semplice perché le parole ci sono ma mancano di contenuto, suonano vuote...
mi piaceva quando le parole dicevano cose, vere verosimili solo possibili immaginate sognate verificate adeguate efficaci superficiali non importa come erano..
mi piaceva quando le mie parole dicevano delle cose anzi ..davàr ..erano cose, consistenti come sono le cose stesse, parole-fatti, parole-azioni, parole-colloquio con i fatti del mondo, reali prima oltre insieme alle parole...

erano parole un po' innamorate certe volte...è che la filosofia praticata da donna è quasi sempre una filosofia innamorata, non manca del corpo e di passioni, non per questo è meno attenta, vigile, leale e.. onesta.. con la ragione e i pensieri, con la realtà e le parole degli altri...
erano parole più amiche di Orazio, lanciate come una corda  tra cielo e terra - che di Cartesio - comodi rifugi, rassicuranti circuiti tra sé e sé - ....ma per fare esperienza la facevano e per raccontarla la raccontavano, un po' a tutti...pure qui     

in questo momento le mie parole suonano e basta e poiché di esercizi musicali non hanno mai voluto sentir parlare - è stato davvero un peccato aver trattato da intruse le parole-canzoni, le parole-poesie, le parole-note -  suonano stonate, fuori o senza tono vagano di qua e di là, gracchiano, sibilano, gridano, urlano...piano però..
la modulazione, è quella che manca, mancano gli accordi, manca un ponte di chitarra che raccordi e tenda..

meno male che lui stanotte è tornato a farmi visita dopo tanto tempo, non è cambiato..solo i capelli un po' arruffati, forse si era messo finalmente a riposare ma..
ma  "sai, bella mia, si sbaglia, anche dopo si sbaglia...c'è da errare anche al di là della vita e..tu sai che non so stare fermo..così mi sono sbagliato, sarei dovuto tornare prima... " 

Per sbagliare sbaglia lui e anche dopo ma sa ancora ascoltare...
Ascolta come può le parole mie stonate e non pare imbarazzato anzi sembra che capisca senza spreco di fatica...non mi chiede di "ripetere", sa che non c'è voce intonata che possa stonare due volte nello stesso modo...ma si sbaglia ..  
"è vero, le tue parole adesso non significano, non portano conoscere e niente da capire..ora stonano...
però..se fosse musica nuova? prova a pensare.."
"funebre..." mi scappa detto, amaro
"se anche fosse? " risponde lui dolce, nonostante la mia gaffe paradossale 

"se domani tu aprissi questa finestra proprio questa che affaccia ad ovest - non lo fare ora c'è troppo vento stanotte ...- e anche solo un uccello o qualche altro piccolo animale si fermassero ad ascoltare.. o un bambino come il piccolo L., insomma, chiunque non voglia sapere non possa conoscere non sia tenuto a capire alzassero lo sguardo e il sorriso verso te, parleresti ancora di  voce stonata?
Provaci.. domani..."
"si, domani..."

"e non credere che per tutte le donne sia il maestrale di marzo a inaugurare la vita...tu vorresti essere lei, tu e le altre donne siete come lei ma non siete lei...
anche lo scirocco di gennaio, che porta aria di deserto dentro i muri delle case e rivoli di polvere negli occhi e stranisce i pensieri e scoperchia le parole, può piantare un seme buono dentro una mancanza..."   
        
fa per andarsene..ma poi ci ripensa: "secondo me questa storia delle parole vuote la puoi chiamare afasia cognitiva..."- e sorride lo speziale, ancora una volta in quel modo irritante di quando si mette a fare il maestro...-
"ad ogni modo se fossi in te la chiamerei benvenuta ...addio.." 

Lo saluto con la mano .."a presto..." 

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sabato, 13 gennaio 2007

 

                           

 

Certe faccende della vita ....

 Le avevo lette per caso un paio di anni fa quelle piccole storie, casi della vita affidati ad  intrecci di scrittura resistente dentro lettere viaggianti, quelle lettere che insistono ancora a patire la solitudine e il vortice di una buca rossa di posta prioritaria..

Posta prioritaria di Gianfranco Calligarich è un libro-tana (o buca) dove si nascondono racconti brevi come dettagli di esistenza..

indisponibili alla fretta degli e-mail  e degli sms, i pezzi di una vita prioritaria ma senza fretta entrano nel giro vorticoso di lettere che vengono spedite, ricevute, lette, dimenticate, perdute e ritrovate da gente qualunque,  diventando bozzetti di umanità dolente pronta a ridere di sé, casi di vita probabili, improbabili, iperbolici, leggeri, teneri, cinici, di una vita rapsodica da ripensare con l'intelligenza che sa sorridere e con il riso dell'arguzia divertita ...

"sarebbe da rappresentare..", pensai allora chiudendo il libro sull'ultimo racconto, poi non ci pensai più ..

e ieri sera mi trovo in teatro, spettatore del giro di faccende della vita in formato posta prioritaria..
di certe faccende che la luce dei riflettori, puntati su tre sgabelli con una grande busta come spalliera, avvitava come un vortice, tra il grigio degli abiti dei tre attori e il rosso acceso di una enorme buca postale, alla faccenda intima della vita mia....

dimenticavo, molto bravi e affiatati i tre attori ...

      

 

     

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martedì, 09 gennaio 2007

...(continua)
ho voglia di stare ancora  intorno alla diversità, lasciandomi alle spalle il volume degli storici , la teoria politica di Schmitt e la casa di psiche di Galimberti..senza dimenticare però che l'aiuto ad inquadrarla c'è stato, per provare ad applicare la logica della variante...

(che poi è la scoperta del valore delle varianti - scoperta recente, ché Logos e Mythos son serviti a qualcosa... - il motivo vero che mi fa lasciare uno spazio universo ma esposto  e pubblico per praticarne uno multiverso ma privato e riposto ..
e senza perdere la passione per l'ossimoro o, il che per me è lo stesso, la fiducia nella parola che resta  aderente alle strutture di mondo - mutevoli, contraddittorie, miste, ambigue, polivoche - , nella parola che se proprio si deve compiacere si compiaccia delle cose reali,  innocentemente difettose e felicemente limitate, e non di se stessa, come accade quando le prende quella smania di farsi suono,  musica e melodia..)

dunque la variante...
rispetto ad una mentalità formatasi più o meno volontariamente nel clima culturale della logica amico/ nemico e che perciò la applica automaticamente a forme di vita extra-politiche, la variante possibile la  chiamerei così:  
disponibilità personale (non di sola mente si campa...) ad attraversare il multiverso della diversità.  
E' qui che ieri ci hanno accopagnato gli illustri studiosi è qui che salutano e se ne tornano sullo scaffale è qui che ci si deve cavare d'impiccio da soli...(magari insieme, se vi va..)

per conto mio,  ho l'impressione che per operare questo passaggio - un salto mica da poco - occorra un procedimento di tipo fantastico...
ma nel fantastico non me la cavo perché non ho talento di fantasia...chi mi conosce lo sa
e quando mi pare di stare fantasticando, in realtà astraggo, è diverso..
fantasticare è creare forme altre da quelle che ci sono, far parlare il mondo muto, donare l'essere al mondo non scritto (ricordate Calvino?) mentre astrarre serve a decostruire per poi ricomporre, smontare e rimontare, innovare e conservare, distanziarsi e ritornare 

(del resto i miei avi leggevano commentavano e chiosavano il medesimo Libro per tutta la vita...prima che la fantasia cristiana... ) 

se non so di fantasia so, però, conosco la tensione dell'altrove, ah la conosco bene, anche se non sono capace di trasfigurarlo nel fantastico, cioé di dargli forma,  nome, identità, voce, parola...di volta in volta
ho anche un certo talento ( ...e ustioni di primo grado..) per le possibilità non realizzate ma che avrebbero potuto esserlo...
insomma quanto basta per chiedermi se la diversità non sia una specie di altrove, che non riguarda luoghi altri bensì altri modi di essere...basta sostituire al dove il come  e...
l'altrove e il diverso si accomunano ...fantasticando..  

disposta per un attimo al fantastico, che non è la fiaba  ma un "posto dove ci piove dentro", non vedo perché mai la variante, l'altrove, la diversità  dovrebbero ospitare il peggio, il meno, il nemico, il contrapposto....

però...

...non vedo nemmeno perché mai la diversità dovrebbe ospitare il meglio, il più, l'amico, l'alleato, il vai bene così...

eccolo lo zoccolo duro dell'uscita dal paradigma dell'amico-nemico...
c' è un sacrificio con un prezzo alto da pagare ..
uscire dall'universo dell'amico/nemico per praticare il multiverso della diversità sembra chiederci di fantasticare anche dell'amico, di renderlo inverosimile, di dargli sempre un'altra possibile forma non necessariamente amica, senza più dare per scontato che l' amico sia la propria zona franca dove i cocci si possono riconnettere, sempre e gratis ...  

  

postato da: multiversum alle ore 17:04 | Permalink | commenti (24)
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lunedì, 08 gennaio 2007

E' appena uscito per Donzelli un volume a più mani e teste dal titolo L'ossessione del nemico.

In gioco, come un asse flessibile disegnato tra lo sfondo ed il primo piano, una teoria politica concepita negli anni trenta del '900  da un filosofo-giurista cattolico e temporaneamente nazista, di nome Carl Schmitt .
Riassunta in poche battute, la teoria schmittiana sostiene che la caratteristica fondamentale della politica, quindi ciò che che fa della politica un campo autonomo da altri orizzonti di sapere teorico e di pratica concreta, ad esempio dalla morale, dall'etica, dal diritto, dall'estetica  etc., consiste nel fatto che la relazione politica è sempre una
opposizione conflittuale amico-nemico .
La guerra naturalmente ne è il risultato teorico e la conferma pratica più esplicita.
Non aggiungo altro, la tesi di Schmitt è piuttosto nota, se non lo è  non succede niente perché  è  facilmente rintracciabile in formato cartaceo  e in rete...

M'interessa invece far vedere, se ci riesco, alcune modificazioni cui ha condotto il suo assorbimento culturale, che sono ancor più tristemente tragiche, se possibile, rispetto all'originale e come spesso accade, inconsapevoli..

Dopo aver abitato un dibattito intenso e ovviamente complesso per via dell'impostazione cattolica del pensatore e del carattere antiliberale e violento della tesi - e la cosa ha dato parecchio da pensare e da dire specie in Italia.. - la dialettica  amico-nemico fu accantonata negli anni della tenuta dei valori democratici freschi di resistenza e di liberazione, della formazione dell'Europa, dell'ecumenismo giovanneo, dell'equilibrio tra USA e URRSS, insomma quando si preferì infilare la critica contro il potere e la forza nel percorso multiplo del dialogo, nella parola scritta, parlata, musicata, finché l'emergenza di problemi planetari troppo ampi per lasciarsi dipanare nello schematismo della coppia oppositiva proposta da Schmitt, sembrarono lasciarsi definitivamente dietro le spalle questo scomodo paradigma e con esso la figura del nemico... ma 

ma i signori storici, tra i quali alcuni nomi di chiara fama, riflettendo insieme ora, a "cose fatte" (..o distrutte) nel volume  L'ossessione del nemico,  sembrano invitare ad una rilettura della storia della Repubblica dove è talmente facile scoprire tracce visibili di un'opera costante di demonizzazione dell'avversario da restituire improvvisa fortuna e lustro al paradigma schmittiano..apparentemente dimenticato. 

Con qualche variante però...
ché sia nella pratica sia nella teoria non ci si bagna mai due volte nella stessa acqua...e sono le varianti che aiutano a capire molto di più di storia, di mondo e di vita che non i percorsi lineari, ne sono convinta..

La variante più interessante in questo caso è costituita dal problema della diversità; differenza e diversità sono la questione del tempo presente che appare più centrale, esposta, discussa, sciorinata, decostruita e ricostruita in mille modi  ma anche la più oscura, tant'è che è l'argomento dove ciascuno di noi - uomini e donne di questo tempo - rischia di fare sfoggio quotidiano di incongruenza e contraddizione ... ovviamente mi metto ai primi posti del lungo elenco...

La contrapposizione amico/nemico teorizzata da Schmitt riguardava infatti  il nemico "politico" (hostis) e non il nemico personale o privato (inimicus); la distinzione, di per sé discutibile, è però assai illuminante nel senso che tiene ben separata la figura del nemico privato e personale, evitando lo straripamento della figura del nemico dal piano politico, dove secondo lui va collocata, a quello psicologico, interiore, individuale, privato...  
Non sto qui a negare con questo che i totalitarismi non abbiano gestito le masse con iniezioni di paura del nemico, ma un conto è la paura del nemico che mobilita la postura collettiva in difesa di quello che si ritiene essere l'ordine sociale,  un conto è la presenza del volto del nemico nel'intimo di ciascun individuo.. 

Hostis dunque per Schmitt era lo straniero in senso politico, dalle cui trame di distruzione ogni comunità è chiamata a difendere - da che mondo è mondo accade  - le patrie istituzioni e l'ordine sociale, morale e cuturale; e, nonostante possa non essere accettabile questa rappresentazione illiberale che trasforma l'avversario politico nella figura del nemico da abbattere - come a mio parere non lo è - l'obiettivo della distinzione schmittiana non era e non è estendibile, senza ancora più gravi  conseguenze di quante non ne racconti la storia del '900 fino alle più recenti tempeste elettorali,  a dare conto della relazione con il diverso , almeno nel modo in cui la questione della diversità si è aperte alla nostra epoca .  
Non mi pare che tale questione  dia luogo ad avventure che si possano risolvere riesumando il conflitto amico/nemico; non solo perché il significato di diversità raccoglie  insieme  tante forme e modi di essere, tanti aspetti, livelli, angolature che la logica che lavora per contrapposizioni, la logica bipolare della nostra cultura - la cultura al cui linguaggio non fu concesso fin dalle origini affermare e negare  al tempo stesso, quella che ha sempre dovuto escludere una terza via, distinguere il bene dal male, il bello dal brutto, il passato dal futuro, il dio dei cristiani dal dio dei musulmani  etc - non è capace di rispettare ma anche perché i primi sensori umani della differenza e della diversità sono le percezioni, le emozioni, le sensazioni corporee, segnali di comportamento impolitici o, almeno, non immediatamente politici... abitando queste strutture, piuttosto, - rubo l'espressione al titolo dell'ultimo libro di Galimberti -  la casa di psiche.

Se si fa confusione e la relazione amico/nemico viene interiorizzata raggiungendo la casa di psiche - e questo pare accadere nell'epoca chiamata a fare i conti con la diversità senza possedere il linguaggio, gli strumenti culturali, istituzionali, etici, religiosi e politici, indispensabili per distinguere il diverso dal nemico politico - allora siamo tutti in pericolo perché ....

anche la casa di psiche, nel frattempo, si è lasciata invadere da un ospite intruso, un abitante diverso...che Galimberti chiama tecnica ma, da come lo descrive, assomiglia fin troppo alla figura del nemico politico di Schmitt,  distrattamente lasciato calare al fondo e penetrare come un'ossessione nella casa, l'unica che si non si abita che da soli, la casa di psiche è sempre un monolocale...

un bel pasticcio non vi pare?  come se ne viene... "fuori", perché forse  bisogna spingere fuori, riportare all'esterno, farla risalire in superficie questa figura del nemico, se proprio non se ne può fare a meno...
e come? forse restituendo la politica allo spazio politico, pubblico e plurale, traslocando la politica dalla individualissima casa di psiche in una casa-polis   
chi lo sa ..  

(continua)

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mercoledì, 03 gennaio 2007

C'è ancora gente che..meno male

se ricordo bene c'è una canzone di Enzo Iannacci, Gente d'altri tempi, che inizia così...

"Può sembrare strano
ma c'è chi ha il pane e anche il salame
solo dopo un po'
si accorge che gli mancan tutti i denti
.." 

L'uomo a metà é l'album che ospita questo piccolo testo, che assomiglia un po' - ma non è lo stesso - al proverbio  che dice "chi ha il pane non ha i denti ", alludendo - ma solo alludendo...- che esista una reciproca, che in realtà non esiste, non è mai esistita...  

"dopo un po'", solo dopo un po' ci si accorge che i denti mancano....
ma quando?
quand'è che capisci che il pane e il salame che erano tuoi veramente non li hai mai mangiati veramente ?
è stata consegna di cibo, roba da portare ad altre bocche straripanti di denti, bocche grandi e capienti mille denti senza disegno di labbra, soltanto fenditure per spifferi di aria afosa di scirocco, tagli sottili incapaci di sorridere

perché "dopo un po' " è quel tempo che ti sale un sorriso grande da dentro e, finalmente, lasci che sia e straripi a piacimento...
è così che ti accorgi che ti mancano i denti e sei  uomo (o donna) a metà...quando la bocca ti si spalanca  al sorriso come fosse il primo mattino del mondo e invece è l'ultimo forse ma non importa..
e più è grande, involontario, impudico, sfrontato quel primo ultimo sorriso, più ti rivela risorse di labbra che ti furono donate per talento di parola e intelletto d'amore...
di denti per mordere e sbranare ...non hai risorsa

se ti guardi intorno ti pare di vedere che c'è gente ancora.... e meno male

"meno male che c'è ancora un po' di gente che
vive quando vive , mangia quando può
e dei telequiz e dell'audience non gliene frega niente
si potrebbe dire
ma, ma che gente è?
ecco
gente d'altri tempi
"       

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