lunedì, 26 giugno 2006

"cominciamo con un giro in giostra come, ad esempio, la giostra dei cavalli a Gardaland? conosci?e parliamo di storia e storie ad ogni giro.."

splendida idea..

poi arriva il caldo torrido e le idee, quelle buone,  ti pare il caso di conservarle; meglio se le proteggi  dalla calura e le mantieni un po' ri-poste. Troppo caldo, davvero

Intanto però, quando a sera la temperatura cala di qualche grado,  l'idea frulla, gira nella giostra dei pensieri interni, risveglia ricordi, parole lontane, emozioni, desiderio di multiverso

un multiverso di storie cos' è se non una storia accanto all'altra, a spingere e invitare la Storia ad accadere, ad avere luogo, a farsi luogo comune, spazio pubblico e cos'è infine lo spazio pubblico se non l'intercapedine o l'intervallo tra io e tu, me e l'altro, tra la mia/le mie storie e le tue, le sue, le altre; è questo forse il significato essenziale -  "politico" - del pubblico, il pubblico come un "tra noi", come l'"in cui noi", dove "tra" e "in cui" sono territorio, luogo.

E' caldo ma provo lo stesso ad abbozzare una piccola storia che mi riguarda, un frammento che tra poco si racconterà e poi aspetterà che altre storie e frammenti gli si siedano accanto; senza mischiarsi, senza inglobare e proiettarsi con inutili comparazioni; ogni storia è per la storia dell'altro un "eccoti qua " carico di stupore ma lo può essere solo a distanza di un "tra"..

U., il padre di P.,  giunse nella piccola città di provincia da una terra due regioni più a sud, nel 1868 o giù di lì, presumibilmente in primavera.
Con un calesse, trasformato spesso dalle fantasie dei discendenti in una carrozza ma certamente poco più di un carretto che trasportava masserizie.
Un letto, forse, una vecchia credenza a due ante, qualche libro, una cassetta di ferro e legno, quella che il figlio un giorno ci infilò la vita dentro per fare la grande guerra con i compagni del '99 ...
Nella cassetta panni intimi, lettere, un diploma ancora tutto da spendere, un gruzzolo che si pensa fosse molto consistente da tutelare: risparmi di anni della piccola comunità che mandava il giovanotto alla prima porta utile che apriva a levante...
Il contenuto del calesse era suo, tutto era suo tranne il gruzzolo; il ragazzo aveva 19 anni e vorrei vedere che non andasse fiero della commessa, affidatagli dalla famiglia e da quegli altri come lui.
Si pensa che la cassetta contenesse denari, forse gioielli e altri oggetti di valore per tirar su una sinagoga, due regioni a nord est da casa sua, ché bisognava ci fossero anche loro a ricucire storia 

(Si dice che U. non arrivò mai alla porta di levante. Si fermò alcune miglia prima, tradì la commessa e il futuro della sua gente, spezzò il filo della storia  dei padri ma, a guardar le cose come andarono, forse la gente dopo di lui, priva di storia, si salvò dalla più atroce delle sofferenze...).

La vita di U. e quella dei suoi figli ebbero luogo si..ma in un luogo a nord della casa dei padri e a sud ovest dalla loro storia...
U. si fermò è non concluse il viaggio; solo perché nella piccola città dove decise di sostare "per poche ore", c'era una università con una grande biblioteca e il suo diploma di chimico era tutto da spendere e gli apparteneva...
U. vi sostò abbastanza per iscriversi all'università e per innamorarsi di Maria, per trasformare il diploma in una laurea tutta sua e in una bottega di speziale, per chiedere in sposa Maria e lasciarsi ospitare da un'altra storia, per dimenticare la sinagoga e di essere stato fiero del suo viaggio a levante, per costruire una casa bellissima per Maria e per i figli della storia di Maria...
Maria morì dando alla luce una bimba.
U. la chiamò Maria Miriam, e forse per un attimo l'orgoglio di padre gli parlò di un'altra fierezza ...ma preferì pensare l'edificio già compiuto, là a levante...
Maria Miriam non potè conoscere i nonni né sapere  mai di sé, della sua gente, di una storia lontana due regioni più a sud..
In compenso ebbe una nuova mamma, la nobile e algida Francesca, un fratello bello di occhi e di ingegno fino, P., e due sorelle affettuose e dolcissime, Anna e Elisabetta; Miriam, Anna, Elisabetta, donne senza storia con il segreto nel nome.

Pare che U. finì i suoi giorni leggendo e chiosando in solitudine quei pochi libri riposti nel calesse; si era messo a vivere con la sua tristezza, solo, all'ultimo piano della casa bellissima, dove nessuno poteva fare caso alle deboli tracce, confusi geroglifici per i figli di Francesca, di una storia che non ebbe luogo..
Lo trovarono così, come fosse addormentato, accanto alla finestra della sua stanza, illuminata giorno e notte da una piccola flebile luce; la finestra che affacciava a levante...quella soglia della storia da cui era uscito e che si era sentito indegno di narrare ai figli e ai figli dei figli... 

Li lasciò senza storia; ma forse il tradimento di U. li salvò dall'eccidio, voluto dalla razza dei capi, di quelli che fanno la Storia sopprimendo le storie altre..; fu così che noi, venuti da lui a distanza di un secolo, siamo al mondo...è così che io ci sto..
così, come gente che, più vulnerabile di altri, attraversa la vita senza sapere perché, da dove e verso dove, gente che sa di non avere luogo..
  

 

       

 

 

 

postato da: multiversum alle ore 18:20 | Permalink | commenti (11)
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mercoledì, 21 giugno 2006

Il template di multiversum è lo standard gratuito di splinder;  come si dice, bello non è...
Però per immaginare questo blog in mille modi, multiplo, multicolore, multidimensionale, caleidoscopico, tappeto volante o mongolfiera, secondo i giorni ed il  vento che tira, forse è più adatto un template così, decisamente ...scarno, neutrale.

Perché ci avete fatto caso? più le cose e anche le persone sono semplici più spazio riesce a crearsi  l' immaginazione. La fantasia molto spesso non si esprime non perché se ne sia privi ma perché non ha spazio, anzi non ha luogo, nel senso letterale del non aver luogo, di non poter avere luogo.

Mi chiedevo, e ne parlavo con la Z. intorno a un tavolino all'aperto di un pomeriggio pesarese, che sarebbe del nostro modo di essere (pensare, percepire, sentire) se la storia - si la storia quella che si studia a scuola e poi all'università - ci fosse stata presentata un po' meno come racconto e geografia e un po' di più come una geometria, spazialità estesa (orizzontale); mentre, si sa, la temporalità, nella cultura occidentale, è sempre verticale: è sequela, successione, trama narrativa tra un prima e un poi.

Se avessimo potuto pensare gli eventi l'uno accanto all'altro come alberi del verde pubblico piuttosto che l'uno dopo l'altro e l'uno a causa dell'altro chissà come saremmo stati diversi nei modi di pensare e di agire..

Sarebbe da ragionarci su ma, istintivamente, sento già odore di libertà e di relazioni più facili al solo immaginare una storia "finita" ma aperta, un orizzonte in cui "siamo", "siamo stati" e "saremo"  possono stare insieme comunicando liberamente...

Sarebbe assai più facile prendersi cura di tutto ciò e di tutti quelli che non hanno avuto luogo perché...perché basterebbe stringersi un po' e fare spazio perché abbiano finalmente luogo...

Lo spazio è più ospitale del tempo e il multiverso è più libero dell'universo temporale e poi...presente, passato e futuro finalmente squadernati, a danzare un immenso girotondo.

E si sarebbe bella la storia come una grande immensa giostra...

   

postato da: multiversum alle ore 21:17 | Permalink | commenti (11)
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lunedì, 19 giugno 2006

Si comincia. Si comincia con il dare nome alla cosa.  

Multiversum , si chiama così questo posto che odora di nuova frescura.

Dice tutto e dice niente il nome di questo posto; non è male la vaghezza, perché si respira meglio con la porta aperta e le finestre spalancate. 

Multiversum in fondo è caos 

Multiversum dice di libertà e di extraterritorialità, da vivere per un po', quanto mi basterà per digerire la stanchezza della territorialità, la gabbia della geografia fissa, la noia del nome proprio e degli incontri che si fermano al mio biglietto da visita; e inevitabilmente mancano la mia persona. Per dimenticare il dolore dell'ultima volta che..

E' il posto giusto per chi è e deve restare stanziale, come me, viaggiando di mente e di cuore a perdifiato da infinito tempo. Un viaggio da ferma stanca di più e immalinconisce perché non ha bacio di partenza e accoglienza di ritorno. Ho bisogno di pausa

Multiversum è questo intervallo programmato. Sarà il mio posto di sosta fuori dal territorio abituale, senza perdere il contatto con la realtà. Sfumandone, soltanto, i contorni

Multiversum ospiterà volentieri passanti stanziali/ viaggiatori come me, che sono figlia di viaggiatori e nomadi, costretta dal loro antico desiderio di fermarsi, di baciare una terra che fosse finalmente dimora, a sostare. Ora forse riposano in pace. 

Vi aspetto qui  

postato da: multiversum alle ore 17:20 | Permalink | commenti (9)
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