Vacanze. Ho bisogno di mare, osservare il mondo da sotto, fluidificarsi finalmente..
Salento, a pochi chilometri da Leuca, masseria, ulivi - spero - di pace
Baci e abbracci a chi passerà di qui
Vacanze. Ho bisogno di mare, osservare il mondo da sotto, fluidificarsi finalmente..
Salento, a pochi chilometri da Leuca, masseria, ulivi - spero - di pace
Baci e abbracci a chi passerà di qui
Ieri sera "sono uscita"
Non è che le altre sere, dopo ore di immotivato lavoro, io non metta il naso fuori di casa, è estate, fa caldo, si esce, una passeggiata, un gelato..
Vi va di percepire quell'odore-sapore-clima- del fuori, fuori raggio del quotidiano, fuori tempo, fuori luogo, fuori tutto? si, bene, allora è come se aveste letto: ieri sera mi sono dimenticata di me...
Nel primo pomeriggio ho prenotato un tavolo per due, poi mi sono lavata i capelli, truccata, vestita, tacchi in barba alle vertebre. Erano le 20.30 in punto quando ho raggiunto il posto dove avrei incontrato dopo una manciata imprecisabile di anni la mia cugina coetanea, M*****, che è ritornata in città per pochi giorni. Mi ha telefonato lei qualche sera fa. "Voglio vederti!" . Emozione
Sconosciute noi o quasi, un ricordo di ricci e castagne raccolte in ottobre nel giardino pubblico con le mamme a guardare in panchina, giochi d'acqua e di secchielli in estate, poca roba ...forse due pesci rossi dentro un'ampolla trasparente, comperati per le bimbe nel giorno della festa del patrono ma non sono mica sicura fossimo noi due..
Quando è sbucata dietro l'angolo e ha iniziato a salire nel vicolo del P**** dove i tavoli li sistemano in fila uno dietro l'altro e nel primo c'ero io ad aspettare davanti a un calice di prosecco e due olive spagnole, mi ha colpito la somiglianza con mia madre. Come facevo spesso da piccola per creare un mondo migliore o per crearlo di nuovo non lo so, ho stretto forte gli occhi, cercando di rendere sempre meno netti i contorni della sua immagine, finché tutto si è fatto fluido e plasmabile a piacere; così ho potuto sovrapporre la memoria fotografica di mia madre alla sua, mobilissima e viva. Combaciavano perfettamente. Emozione intensa.
Mi sono alzata per andarle incontro : "Sei identica a tua zia Valeria! " lo so non è il massimo dell' accoglienza ma mi è uscito dagli occhi tornati normali.
"...Scusami, non mi aspettavo che tu fossi... che fossi così".
"Pensavo ci saremmo incontrate per diventare amiche e perdonarci di essere parenti...non è facile, e ora tu lo stai complicando.." mi dice lei, sorridendo e girando il capo intorno come chi vuole capire dove si trova..Poi mi dice : "Anche io non mi aspettavo che fossi così ...sei molto bella" , e io ci credo perché sono "uscita"; tira fuori un paio di pacchetti, piccoli doni da New York , mi dice di sceglierne uno " non sono tutti per te...".
Sento che la perdonerò di essermi solo cugina, per un casualissimo incrocio di vite..
Parliamo, mangiamo, ci sovrapponiamo, donne tra gioia e dolore...
Intanto comincia a passare gente, è dopocena per chi ha cenato in casa; alcuni passanti la riconoscono, si fermano, fanno festa, telefonano ad altri: "sai chi c'è qua al P****? ma si , lei, sta con un'amica, dicono di essere cugine..dai vieni.." . Per la gente della mia città sono io la forestiera ..tutto comincia a rovesciarsi andando a posto ed è a questo punto che comincio a sentire che "stasera sono uscita" , fuori, fuori tempo, spazio, fuori me...
Ci invitano nella "tana" di un tizio che non mi è nuovo, cerco tra i capelli bianchi un segno, mi pare di trovare qualcosa, una festa in campagna forse o un corteo, ormai fa lo stesso e non mi stupisce; lui dice che era un corteo e che io sono "meglio" adesso ..forse ha ragione
c'è buona musica nella tana, due quadri alle pareti da ridarti respiro, si fa un giro di parole-ricordi di quelli che aiutano a dimenticare, il vino piace come gli occhi di quello seduto sul divano, piccole gioie ...
Un sms stamattina molto presto, mentre giro lentamente la chiave e riapro la porta di casa mia: "considerato che tutti eravamo tra i 50 e i 60 , siamo splendidi ! Sei perdonata! E io? "
lo so che non si dovrebbe in una domenica d'estate se non alleggerire
ma poiché c'è tanto altro che non si dovrebbe mai fare in alcun giorno di alcuna stagione contro la vita di vita alcuna, invito alla lettura chi fosse in ascolto:
Ricordo 28 :
" Io non so a chi dispiaccia piú che a me la ambizione, la avarizia e le mollizie de' preti (*); sí perché ognuno di questi vizi in sé è odioso, sí perché ciascuno e tutti insieme si convengono poco a chi fa professione di vita dipendente da Dio; e ancora perché sono vizi sí contrari che non possono stare insieme se non in uno subietto molto strano. Nondimeno el grado che ho avuto con piú pontefici, m'ha necessitato a amare per el particulare mio la grandezza loro; e se non fussi questo rispetto, arei amato Martino Luther quanto me medesimo, non per liberarmi dalle legge indotte dalla religione cristiana nel modo che è interpretata e intesa communemente, ma per vedere ridurre questa caterva di scelerati a' termini debiti, cioè a restare o sanza vizi o sanza autoritá."
(Francesco Guicciardini, Ricordi, in Scritti politici e Ricordi. Opere VIII )
(*) n.d.r. : la parola "preti" andrebbe intesa nel significato, ampio ed estensivo, suggerito dalla situazione del nostro tempo ..
Pressando, assalendo, vessando = mobbing ...
Il mobbing è una pratica, un'arte, una strategia, una tattica, una persecuzione...lo sapevate che potesse diventare una virtù?
Il mobbing pressa e assale il lavoro di qualcuno al fine di liberare il posto del lavoratore e fare spazio..
Quando si vessa chi del suo posto di lavoro non può essere privato se non dall'autorità giudiziaria in base a gravissimo e accertato crimine, si fa mobbing sulla persona e non sul lavoro che svolge...
intendiamoci, con questo non voglio dire né che il lavoratore precario non sia una persona né che il mobbing esercitato sul lavoratore non lo colpisca integralmente, come persona; voglio solo sottolineare che nel caso di specie pressione, assalto ed emarginazione avvengono senza altra finalità che non sia colpire, gratuitamente, inutilmente, l'autostima della persona; si mira dritto al concetto che questa persona ha di sè,...e conoscendo profondamente la persona di cui parlo vi assicuro che non le è stato facile arrivare ad accettare se stessa, c'è voluto un lavoro duro e doloroso; in una parola, questo mobbing mira a scalfire il suo "potere" personale; un genere di potere che non ha nulla a che vedere con il dominio, la prevaricazione, l'autorità, l'imposizione - questa è roba loro, di chi esecita mobbing - ma con la consapevolezza di sé, dei propri atti, pensieri, gesti, sentimenti. Si chiama trasparenza, indipendenza, autonomia.
Scomodi i consapevoli, ti vedono e ti leggono dentro come fanno con se stessi...spezziamo loro l'equilibrio e l'integrità.
Questa persona, avrete capito, è moltissimo vicina a me, è come me, come se fosse me, ne sento il dolore, penso con la sua testa, cercando ragioni che non trovo, non riesco a consolarla, a consolarmi.
L'ambiente in cui lavora da molti anni è intellettuale, l'area disciplinare è umanistica, e questo rende lo scenario del "pressando/assalendo" incomprensibile, inaudito, agghiacciante, grottesco. L'incongruenza dei suoi colleghi, esperti di sistema metafisico e di coerenza logica, è un tratto malato talmente scoperto e evidente che se non portasse dolore sarebbe esilarante, perfino cabarettistico sentirli pontificare e poi vederli agire e vivere esattamente all'opposto.
Di cosa pontificano? Beh, gli argomenti di ricerca di questi esimi colleghi della persona che mi sta nel cuore ruotano - ma dopo il giro di vite del papa tedesco temo che non ruotino più, si conficcano piuttosto come i chiodi del Cristo dimenticato sulla croce.. - intorno a tematiche etiche ed antropologiche... Bene comune, giustizia, libertà è lo slogan preferito di lor signori e delle loro lezioni accademiche
Sono i teodem del governo ombra, sono quelli che ce l'hanno a morte - che dicono di avercela a morte - con Berlusconi perché "ha sprofondato la cultura nella notte dell'etica e l'umano nella volgarità degli istinti di sopraffazione, nell'individualismo, nell'avidità, nel dominio personale..." e bla bla bla
A quella persona pareva proprio di condividere, oh si, caspita, ne era certa, perché la pensa così e da più tempo di loro, che magari correndo dietro al "Divo" per fare carriera.. qualche passaggio se lo son perso...
ma si è sbagliata, ha avuto una svista imperdonabile: perché quella persona ha pensato che condividere significasse offrire agli studenti qualche buon antidoto: perle di illuminismo laico e di saggezza greca, magari solo per insegnare loro a pensare con la propria testa, non con la testa-in generale (la mente pura..) tanto meno con quella dei loro docenti..; poi perché imparassero come si pratica e perché la cura di sé e degli altri, e stessero bene in guardia a non lasciarsi eccessivamente governare da altri, da sopra, da sotto, da un lato e dall'altro; e, certo, anche per attrezzarsi ad ospitare la differenza e la diversità, ché non basta la benevola accoglienza, non basta aprirgli le nostre scuole e le chiese, bisogna rispettarli come persone...
eccola la svista
...e che svista, ragazzi! ma come ha fatto quella persona a non capire che la notte berlusconiana si combatte a colpi di apologetica e di teologia, di dogmi e di verità assoluta. Che intercultura significa conversione..
Cazzo ...eppure lo sapeva che quando uno, basta uno solo all'inizio, si mette a gridare Dio lo vuole, tutto ma proprio tutto si colora di virtù, anche il mobbing certo ...
(Into my Life..)
Sei là sopra. Il fascio di luce di scena ritaglia sulla sommità del tuo capo un kippah d'argento
là sopra ci sei tu e le tue metamorfosi: tuo nonno, il padre di tuo nonno, il nonno di tuo nonno, fino al limite di un'intuizione che non può quietarsi nella certezza di una memoria
non so come fai - ma lo fai.. - a fare autobiografia del racconto sconosciuto che ci fluisce dentro intanto che incarni il destino, differente, di tuo padre, e accorci la distanza
come puoi ricucire nel dramma della mia gente il taglio che ha spezzato la tua gente
ma lo fai e tessi
tessi con voce acuta una trama vera e inesistente
vedo tranci di vigna intrecciati nei tuoi occhi quando scendi da là sopra e mi vieni incontro
odori di terra quando ti abbraccio e ti dico "grazie! "..
ti stacchi da me quasi subito come sempre ad evitare il troppo
ma questa volta non riesci a fingere di non essere chi sei
neanche là sopra, dove dissimulare è legge, hai potuto fingere di non essere le molteplici metamorfosi di te...e di me
ci sono andata a vedere Gomorra e il Divo..
al di là del fatto che la coppia Sorrentino-Servillo mi garba, sono di quei film che devi assolutamente vedere e come potresti non andare
ci vai, allora, per non dimenticare che fino a non molto tempo fa tra i tuoi modi di essere c'era quello stabilmente "politico", condizione costante, affermativa e quotidiana, che il tg3 lo vedevi-ascoltavi tutte le sere e che Repubblica + Manifesto li compravi e comparavi tra loro di buon mattino, preferibilmente nel baretto con il pergolato, caffé nero e amaro..
ci vai perché sei una che insegna e nel farlo si relaziona ...e se ti chiedono di commentare, discutere, che fai gli rispondi che non hai più voglia di ascoltare interpretazioni, illazioni, connessioni, consigli, orientamenti, criteri e direzioni, che ormai i tuoi amici sono i fatti, la grammatica dei verbi, degli articoli al plurale, delle preposizioni e dei punti di domanda, che ami le pause tra le parole, con uno sbadiglio perché no, se è spontaneo
che, specialmente, ti fidi dei fatti che accadono in tua presenza, perché hai nostalgia a non finire di contemplare qualcuno chiunque sia mentre tocca il suo mondo di dentro, e si emoziona, sorride, piange, ride, grida, arrossisce, alza gli occhi, li ruota, assesta lo sguardo e poi magari...tace
voglia di vero

vicino-lontano e vuoto-pieno sono le parole che ho in questo momento per descrivere come sto vivendo: è una situazione complicata ma incredibilmente intensa, difficile ma energetica
vicino-lontano da casa, dalle persone con cui spartisco il quotidiano, dal mio e dai vostri blog, identicamente attratta ad aprirne le pagine così come a chiuderle qualche istante dopo
dai miei pensieri soliti, dalle emozioni note, dalle reazioni prevedibili e conosciute, dal desiderio di stabilità
vuoto-pieno per una gioia prevista ma di proporzioni inaspettate, eccessive quasi inaccettabili, e per una delusione grande, messa in conto eppure dagli effetti, imprevedibilmente, tutt'altro che devastanti
che si viva il misto e nel misto credo di saperlo, lo evoco spesso questo fondamento interattivo (interculturale?) che ritengo sia la base naturale e vitale dei viventi, spesso ne racconto qui i segni, ne insegno altrove le componenti strutturali..
ma toccarlo il misto, concretamente esperire, a pelle, i nodi dell'intrico è davvero un'altra cosa.
L'addomesticamento culturale che tutti subiamo in anni di istruzione e di pratica culturale ci presenta il tragico come l'insolubile contraddizione logica, che solo nella poesia e nella religione trovano risoluzione, scioglimento, salvezza; ma forse non è così, fose il tragico è il misto della vita, la più terrestre e quotidiana delle esperienze (Nietzsche lo sapeva che l'uccisione di Pan era il grande precedente della "morte di Dio"): il tragico come simultaneità delle presenze, forse.
Spesso non si prevede che la simultaneità, la compresenza di emozioni tra loror contrastanti, è un'altra, differente ed autonoma emozione, che non addiziona e non sottrae, non moltiplica e non divide; è questo tertium datur l'inaspettato, il più difficile da gestire: uno stato d'animo sconosciuto perché ogni volta diverso, che fa balbettare mettendoti alle prese con un nuovo apprendistato.
E ogni apprendistato richiede silenzio e un periodo - breve o lungo - di rieducazione dell'alfabeto noto.
Mi è stato inviato da una collega sensibile, in proposito, questo passaggio di Yourcenar, che trovo terapeutico in frangenti del tipo vicino-lontano e pieno-vuoto. Ho voglia di condividerne con voi l'effetto cura:
"Accettare che questo o quell'essere, che amavamo, sia morto. Accettare che questo o quell'essere non sia che un morto tra milioni di morti. Accettare che questo o quello, vivi, abbiano avuto le loro debolezze, le loro bassezze, compiuto errori che tentiamo inutilmente di coprire con pietose menzogne, un poco per pietà verso di loro, e molto per pietà verso noi stessi, e per la vanagloria di avere amato solo la perfezione, l'intelligenza e la bellezza. Accettare la loro indipendenza di morti, senza incatenarli, povere ombre, al nostro carro di vivi. Accettare che siano morti prima del tempo, perché non c’è tempo. Accettare di dimenticarli, perché l'oblio è nell’ordine delle cose. Accettare di ricordarli, perché segretamente la memoria si nasconde al fondo dell'oblio. E accettare anche, ma ripromettendoci di fare meglio un’altra volta, e al prossimo incontro, di averli goffamente, mediocremente amati "
Non dico che sia indolore..
Del resto, non conosco svolte nella vita che non costino fatica, sofferenza, lacrime e sudore; non è solo teoria che la tendenza naturale, comune a tutti gli organismi viventi, sia svilupparsi, realizzarsi e.. conservarsi.
Cambiamento significa crisi e crisi significa vuoto, indecidibilità, assenza di scienza ovverosia di calcolo e previsione, indeterminatezza, quella che più ci fa paura al mondo. In suo nome, in nome di questa paura assoluta, abbiamo costituito gli Stati e poi abbiamo inventato la forma moderna del lavoro ..
Così, la notizia della "presa di Roma" per molti Italiani ha provocato - e rinnovato - sofferenza; quando non è accompagnato da insulti, imprecazioni, slogans antistorici e guerreschi, credo che questo dispiacere sia degno del massimo rispetto in un paese civile. Ma, appunto a quelle condizioni.
Confesso che ho sempre ritenuto certo gergo guerrafondaio di sinistra - e io sono una donna di sinistra - alla stessa stregua della fola, cara alla destra, dei comunisti mangiabambini...ne è il pendant altrettanto idiota .
Che qualcuno, pensavo già in anni non sospetti, li faccia smettere; possibile che non capiscano il fatto, semplicissimo, che se intendiamo costruire sul serio alternativa ci corre l'obbligo della differenza?
Purtroppo di questa idiozia, in senso letterale, ne ho vista molta nella sinistra dal '68 in avanti; in verità ho visto solo un uomo combattere perché i compagni ne diventassero consapevoli, lottando per la congruenza del mezzo con il fine, del processo con l'obiettivo, dell'ideale politico con l'atto politico, ma l'ho visto accasciarsi e iniziare a morire troppo presto, durante una di queste battaglie. Si, Berlinguer ...Enrico, ovviamente.
Mi chiedo perciò se le recenti sconfitte, durissime per la storia personale e collettiva di molti di noi, non ci chiedano qualcosa di più che perdere giornate nella retorica dell' analisi del voto - nord-centro-sud, sud-centro-nord, questo voto qua doveva andare là, quel voto là dovevo metterlo qua, mascalzona la sinistra radicale a portare voti alla lega, vendetta tremenda vendetta.... e altre simili cavolate, inutili tanto quanto lo è stato il "voto utile" -; mi chiedo se la sofferenza attuale non possa stimolare qualcosina di più profondo che non riunioni dirigenziali per opportuni aggiustamenti tattico-strategici; chessò, magari una semplice riflessione, se non è chiedere troppo, sulla necessità di dare vita ad un processo, serio, di differenziazione; a cominciare dallo stile della persona del politico per un nuovo stile della politica. Non bastava mica - e infatti non è stato sufficiente a giudicare dai fatti - tirar su una rosa di nomi, ficcarli dentro un contenitore e sbarazzarsi dei comunisti storia vecchia..
Non sono una fautrice del "porgi l'altra guancia", intendiamoci ; ma se, come ho pensato fin da piccola quando mi cacciavano dalla dottrina per sospetta eresia, in questa prescrizione si legge la metafora di un cambiamento significativo di paradigma - del tipo "ok io interrompo la guerra infinita di tutti contro tutti, non ti copio, cambio stile..." , il disappunto, la sofferenza, la rabbia di questi giorni forse acquistano un senso. Forse.
Uscire dall'identità simbiotica e idiota per cominciare a "fare differenza"; perché non è poi così vero che siamo noi i più colti; o, meglio, è vero e non è vero: è vero perché non ci siamo mai sognati, ad esempio, di cancellare la storia, di fare "rovescismo" e l'onestà intellettuale è la radice di ogni cultura che si rispetti; ma, nello stesso tempo, non è vero, almeno fin quando non cambiamo il linguaggio e le parole con cui promuoviamo e sosteniamo cultura, finché non troviamo il modo/ i modi di gestire diversamente e congruentemente le nostre relazioni, non solo quelle politiche.
Io credo che si cominci dalla prospettiva, dal trovare una nuova traiettoria di sguardo, e dalla cura del linguaggio. Cambiare sguardo e alfabeto non significa affatto trasformare le proprie idee, i principi, i valori, le mete desiderate; significa, anzi, chiamarle con i nomi propri, esclusivi perché passati al vaglio della differenza.
Sempre più mi convinco che nelle cose che ci riguardano da vicino, quel che importa, la vera posta in gioco, si misura con lo stile; è una questione di stile. Non c'entra l'estetica..
basta pensare che nessuno strumento riusciva a bucare le tavolette sulle quali gli antichi incidevano i loro segni - le nostre radici - che non lo stilo; lo stile incide ancora, ci voglio credere...

Marc Chagall, Il volo
Era nell'aria...
che mi trovassi ad ascoltare, incuriosita come se salissero non da me ma dalla vita di altri, certe storie bizzarre, passate. I fatti miei, strani o banali, li ricordo spesso, mi piace ricordare; con l'età mi sono perfino accorta che i ricordi sempre più spesso sforano il dialogo mentale e impattano la conversazione; accade che mi ripeto allora...
sapete, invecchiando può capitare di sentirsi esemplari, è sfida di superbia ma anche proposta di dono, si capisce....
però in questi giorni è diverso, è un ricordare curioso il mio, pieno di scoperte, c'è anche una certa voglia di re-inventare le cose senza infedeltà ai fatti, ché in fondo sono amici, un po' di forzatura appena appena...
come posso chiamarli, forse ricordi operanti; non ri-evocano, creano piuttosto emozioni nuove, stupite...
sarà l'esito elettorale, che dopo un paio di giorni tetri e attoniti tra combattere o fuggire (come il fight or flight del sistema nervoso autonomo in risposta agli stimoli esterni ), mi fa scegliere di curiosare tra fenomeni ..."inconsueti" (diciamo così ..)
sarà il discorso con madame solitudine che ci sta cambiando pelle a me e a lei (chi l'avrebbe creduto di scampare al maleficio di madame..)
sarà la febbre altissima che, mi dicono, quando è minaccia del corpo è segno di spirito giovane (così dice lo stregone-medico..)
sarà la tesi di diploma, che entro maggio devo consegnare nel frattempo che leggo quelle dei miei laureandi, divertita e imbarazzata dall'effetto placebo di questo pendolo che scandisce le ore dell'imparare e quelle dell'insegnare: strani strumenti, a fiato e a corda, di uno sconcerto piacevole..
può sembrare incredibile ma è come se si fosse infranto un tabù, come fosse in atto la mutazione di un divieto del tipo: non puoi non essere comunista...oppure non puoi non invecchiare come tutti.. oppure non puoi lasciarti toccare il cuore da un altro linguaggio - o la pelle da un'altra mano - senza perdere sicurezza e altre simili barriere dell'anima
può essere che la forza di gravità infine cambi peso? alleggerimento..
sto a vedere, curiosamente imbarazzata, visto mai che mi toccasse di volare..
io che amo gli aquiloni per poter odiare gli aereoplani
Certe cose si commentano da sé.
Volutamente nei mesi passati non ho usato questo blog per fare campagna elettorale, come ho visto fare altrove; del resto non amo la propaganda, non amo l'ideologia delle parti avverse che si promettono intese converse, credo che non esistano in natura né il pari né la parte a sé stante. Amo la differenza, le relazioni, anche quelle ferite, le più frequenti. Basta leggere il sottotitolo di questo blog...
Spero che per chi mi sa leggere - non perché ci voglia chissà quale cultura per farlo, assolutamente no, solo un po' d'intelletto d'amore questo si - sia evidente che dietro sotto attraverso le righe che traccio e nell'alfabeto delle parole che uso, tutto quanto appoggio qui è "politico";
politico nel senso mio, quello che ho intercettato quasi subito, ancora piccola, dalle vite che mi hanno preceduto, vite di un popolo/religione e di una religione/popolo, vite di un ethos errante, radicabile ovunque, robusto e operoso in ogni terra, così odiato, forse, proprio per questo saper coltivare ogni tipo di terra per farne un giardino, pubblico però, per poi andarsene altrove;
e politico nel senso che ho imparato strada facendo - e che cerco di tradurre nel futuro, insegnando ai giovani - dalla scrittura della donna-santino in calce al blog per esempio ma anche di molti altri profili della dignità umana, maschili o femminili non importa.
Ho citato la tetraggine ieri l'altro, il tetro di una morte annunciata per il paese, per tutti, mica tanto per me, che sono abituata ad errare;
intendiamoci, quel che fa morire il paese, so che vi sembrerò bizzarra, non è il trionfo delle libertà del porco comodo proprio; oh no, quel trionfo lì è la fotografia della gloria italica - come è evidente dal voto, e in democrazia l'esito elettorale è da onorare e rispettare - ; insomma è la risonanza magnetica dell'interiorità degli italiani come sono sempre stati, che bastano un paio di gesti tra i più volgari, di scongiuro e di menefreghismo, basta capirsi al volo sul bello delle donne in postura orizzontale, a metterli tutti in fila, di picchetto al nuovo duce;
e allora che Dio assicuri loro buona vita e quei porci comodi che passano soltanto la mano...e le tasche.
No, la morte "politica" - dato che quella "della politica" è già avvenuta da tempo - sta in quel numero O accanto alla parola Seggi della Sinistra; della Sinistra senza teodem, senza cilici e smanie liberiste, della Sinistra senza massonerie e istituti finanziari, la cui sola presenza nel Parlamento di un paese civile fa democrazia .
Quanto a me, la Sinistra ospitata da questo tempo la vivevo già come la flebile memoria di una geografia sorridente dell' anima, quando l'anima mia sorrideva, e di una storia affidabile del corpo, quando il mio corpo funzionava come un orologio.
Però quello O (paccato, si diceva a scuola) mi ha fatto male, lo ammetto; ho in gola un sapore secco e amaro da fin du temps, fin d' histoire; ce l'ho da stanotte, salito dalle ombre scure, come le vele nere dei pirati, di un dormiveglia di turbolenza, che non era sogno e non era incubo. NO